Nella Basilica di Santa Chiara Angelo Castaldo propone un viaggio organistico intorno a Max Reger

Foto Vincenzo Moccia

Foto Vincenzo Moccia

Angelo Castaldo è stato ospite del penultimo appuntamento del ciclo “Organi storici della Campania”, organizzato dall’Associazione Alessandro Scarlatti, svoltosi nella Basilica di Santa Chiara.
Il maestro, che nella splendida chiesa napoletana è di casa, in quanto organista titolare e direttore del coro, ha proposto un programma dal titolo “Max Reger e il suo tempo”, incentrato su alcuni brani a cavallo fra la fine dell’Ottocento e gli albori del Novecento, appartenenti prevalentemente alla produzione di autori italiani.
L’apertura è stata rivolta al Preludio in re minore di Ottorino Respighi (1879 – 1936), risalente al 1910, rara incursione organistica di un musicista noto soprattutto per la trilogia di poemi sinfonici sulla Città Eterna (Pini di Roma, Fontane di Roma, Feste romane).
Era poi la volta del Preludio e Doppia fuga sul corale op.7 (op.76), unico lavoro per organo di Ferruccio Busoni (1866 – 1924), dedicato al suo maestro Wilhelm Mayer.
Indubbiamente diverso il tessuto sonoro dei pezzi successivi, scritti da compositori che furono anche interpreti, e quindi conoscevano nella sua interezza le possibilità dello strumento.
Così, la solenne ed articolata Introduzione e Passacaglia di Max Reger (1873 – 1916), datata 1889, rappresentava una significativa testimonianza dello stile dell’autore tedesco, ancora legato alla tonalità, ma aperto verso le nuove istanze che avrebbero caratterizzato il nuovo secolo ormai vicino.
Toccava quindi a Marco Enrico Bossi (1861 – 1925), l’ultimo fra i compositori italiani a godere, in ambito organistico, di una fama internazionale, che dal 1890 al 1896, fu anche il primo a ricoprire la cattedra d’organo del Conservatorio napoletano di San Pietro a Majella.
Due i brani eseguiti, Thème et Variations op. 115 (1861-1925), di chiara ispirazione francese e la celebre Ave Maria op. 104, n.2, che traduce l’omonima preghiera in modo mirabilmente suggestivo.
Chiusura con la Toccata, scritta nel 1917 da Hendrik Andriessen (1892–1981), compositore e organista olandese fra i più prestigiosi del Novecento.
Per quanto riguarda l’interprete, ha evidenziato grande bravura, un tocco sensibile e raffinato, ed una sonorità limpida anche nei passaggi più corposi, confrontandosi ottimamente con un programma complesso, ben concepito e di notevole interesse, volto anche a sfruttare appieno le potenzialità del Mascioni, op. 825 del 1962, strumento che conosce molto bene.
In aggiunta, ha voluto fornire una serie di brevi ma esaurienti notizie, relative ai brani eseguiti ed ai loro autori.
Pubblico numeroso e attento, che ha chiesto ed ottenuto un bis, grazie al quale il maestro Castaldo ha potuto proporre la figura di un altro musicista italiano poco noto, Pietro Alessandro Yon, piemontese trapiantato negli USA, dove portò avanti una carriera di grande successo.
Dalla sua vasta produzione è stata scelta la briosa Humoresque “L’organo primitivo”- Toccatina for Flute, costruita interamente sul registro di flauto, piacevole conclusione di un recital di elevatissimo livello.
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