Un quintetto di grandi interpreti chiude la seconda parte del Festival Brahmsiano del “Maggio della Musica”

Johannes Brahms 2Ultimo appuntamento, nella veranda neoclassica di Villa Pignatelli, con la seconda parte del Festival Brahmsiano, ciclo contenuto nell’ambito del “Maggio della Musica”, che si concluderà la prossima stagione, rivolto all’integrale dei brani cameristici dell’autore tedesco.
Due i brani proposti nel recente concerto, il Trio in mi bemolle maggiore per violino, corno e pianoforte, op. 40 ed il Trio in la minore per clarinetto, violoncello e pianoforte op. 114.
Il primo, abbastanza raro da ascoltare dal vivo, venne composto nel 1865 e risulta costituito da un organico che rappresenta quasi una rarità nella storia della musica.
In più Brahms tenne a precisare che il corno doveva essere quello “naturale”, strumento molto più complicato da suonare rispetto al corno a pistoni (che all’epoca già aveva iniziato la sua diffusione, pur incontrando forti diffidenze da parte di autori ed esecutori) e, a causa della sua forma, fortemente limitato, in quanto emetteva poche e ben determinate note.
Va inoltre ricordato che, durante la creazione del trio, Brahms perse la madre, e il gravissimo lutto si manifesta in pieno nella tristezza e nello struggimento che caratterizzano il primo (andante) ed il terzo movimento (adagio mesto).
La storia dell’op. 114 inizia invece nel 1891, quando il musicista tedesco, ormai convinto di essere giunto alla fine della sua carriera compositiva, si recò a Meiningen, dove gli capitò di ascoltare il virtuoso clarinettista Richard Mühlfeld, solista della locale orchestra.
Il suo suono e la sua bravura lo colpirono a tal punto, che Brahms decise di scrivere per lui alcuni brani incentrati sulle potenzialità del clarinetto (oltre al Trio op. 114, il Quintetto op. 115 e le due Sonate op. 120), veri e propri capolavori della musica da camera di tutti i tempi.
Uno sguardo ora agli interpreti, iniziando dalla pianista Monica Leone, impegnata durante l’intero concerto, che ha evidenziato un’ottima intesa con i musicisti in entrambi i trii, contribuendo a due esecuzioni molto equilibrate e raffinate.
Dal canto loro, i fratelli David e Diego Romano (violinista il primo, violoncellista il secondo) si sono confermati fra i protagonisti assoluti del Festival Brahmsiano, fornendo un apporto di elevatissimo spessore.
Non sono stati da meno gli altri due musicisti, Guglielmo Pellarin al corno e Alessandro Carbonare al clarinetto, che hanno anch’essi dato un saggio di grande bravura.
Ricordiamo, ancora, che sia Pellarin, sia Carbonare, hanno voluto far precedere alcune notizie,alle rispettive esibizioni, nel primo caso relative allo strumento, nel secondo al rapporto fra Brahms ed il clarinetto.
Pubblico numeroso, partecipe e tranquillo, nonostante un caldo quasi infernale, che ha decretato il successo dei musicisti con un lunghissimo e meritato applauso, a chiusura di un concerto di alto livello.
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