Il Festival Internazionale del ‘700 Musicale Napoletano chiude con un significativo omaggio a Giovanni Paisiello

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Il Centro Culturale Domus Ars ha ospitato l’appuntamento conclusivo del Festival Internazionale del ‘700 Musicale Napoletano, rassegna organizzata dall’Associazione Domenico Scarlatti.
La serata finale è stata concepita come un omaggio a Giovanni Paisiello, del quale si celebrano i duecento anni dalla morte, proponendo prevalentemente brani poco noti dell’autore tarantino.
Così in apertura, la Sinfonia e la Cavatina di Alcide erano rivolti al dramma “Alcide al bivio”, su testo di Metastasio, che esordì a San Pietroburgo nel 1780, mentre l’Ouverture da “La serva padrona”, sempre composta durante la permanenza presso la corte di Caterina di Russia, ci rende noto che l’autore si servì del medesimo testo (con piccole aggiunte), che in precedenza era stato utilizzato da Pergolesi per il suo intermezzo.
E proprio Paisiello, in una lettera all’abate Galiani, giustifica la sua scelta con le seguenti parole: “Per non avere qui né poeta né libri, sono stato costretto di mettere in musica La serva padrona fatta tanti anni fa dal fu Pergolesi, come lei sa; ed andò in scena il dì trenta dello scorso, con un successo mirabile”.
Ultima opera, risalente al 1808, “I Pittagorici”, su libretto di Vincenzo Monti (il traduttore dell’Iliade, per intenderci) segnava la commemorazione dei partecipanti alla rivoluzione napoletana del 1799, stroncati dalla repressione borbonica, celata dietro il conflitto tra i Pitagorici e il tiranno Dionigi.
Da questo “dramma in musica” abbiamo ascoltato la “Preghiera di Filtea” e “La generosa vita”.
Sicuramente più celebre l’aria “Nel cor più non mi sento”, tratta da “La molinara” (inizialmente intitolata “L’amor contrastato”), su libretto di Giuseppe Palomba, che ebbe la “prima” nel 1788 al Teatro dei Fiorentini, il cui motivo è stato oggetto di alcune “variazioni” scritte sia da Beethoven che da Paganini.
Il programma operistico si completava con la sorprendente, per la sua modernità, in quanto abbastanza contigua all’avanspettacolo, “Voglio ognor que mon marì”, da “Il duello comico” (1774) e “Saper bramate” da “Il barbiere di Siviglia” (1782), il cui grande successo durò fino a quando, più di trent’anni dopo, Gioachino Rossini non utilizzò lo stesso soggetto, che aveva come riferimento l’omonima commedia di Beaumarchais.
Ma la produzione paisielliano comprende anche composizioni strumentali e, nell’occasione abbiamo ascoltato il primo movimento del Concerto per pianoforte e orchestra in do maggiore, il Larghetto alla Siciliana, dal Concerto per mandolino e orchestra in do maggiore, il celeberrimo Inno Borbonico del 1787, ed il Divertimento n. 3 per flauto, violino, violoncello ed archi.
Uno sguardo ora ai protagonisti di questa intensa serata, cominciando dai cantanti, i soprani Clemy Regina e Imma Valeria Caputo ed il tenore Filippo Sica, che hanno fornito alcuni saggi della loro bravura.
Di notevole livello anche l’Orchestra da Camera di Napoli, diretta da Enzo Amato, impegnata nell’accompagnamento degli interpreti vocali mentre, nei due pezzi concertistici, ha supportato Lorenzo Traverso, pianista giovanissimo e molto promettente, ed il mandolinista Edoardo Converso.
Il Divertimento era invece affidato al buon Quartetto Harmonia, formato da Filippo Staiano (flauto), Vittorio Fusco (violino), Marco Traverso (viola) e Ivana Pisacreta (violoncello).
Vanno ancora ricordati il trio violistico delle allieve di Marco Traverso, che ha eseguito un Canone del maestro, ispirato a Paisiello, l’Ensemble da Camera del Liceo Musicale “Paolo Emilio Imbriani” di Avellino, diretto da Vincenzo Ferrante, e Alessandra Filomena Squarcio (oboe solista), che si sono confrontati con una versione strumentale di “Saper bramate”, e il famoso cantautore e chitarrista Carlo Faiello, che ha tenuto a precisare di essere in disaccordo con il contenuto della canzone interpretata, ovvero il suggestivo e filo-borbonico “Canto dei Sanfedisti”.
Nel complesso un’ottima conclusione di un Festival, che per quasi un mese ci ha accompagnato con concerti ed altre interessanti iniziative, nell’affascinante e ancora in gran parte inesplorato mondo del Settecento musicale napoletano, con un occhio di riguardo nei confronti di Giovanni Paisiello, fra gli ultimi prestigiosi rappresentanti di una stagione irripetibile.
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