Un insolito e affiatato duo chiude la prima parte dei “Vespri d’organo”

Foto Fulvio Calzolaio

Foto Fulvio Calzolaio

L’ultimo appuntamento, prima della pausa estiva, della X edizione della rassegna “Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli – Vespri d’organo”, organizzata dall’Associazione Trabaci, il cui direttore artistico e presidente è il maestro Mauro Castaldo, ha ospitato il concerto di Domenico Rinaldi (oboe) e Giovanni Picciafoco (organo).
Nella chiesa dell’Immacolata al Vomero, l’insolito duo si è confrontato con un repertorio interamente barocco, aperto da tre sonate di Domenico Scarlatti (1685-1757), la K 87 in si minore, la K 77 in re minore (nella trascrizione per oboe ed organo) e la K 41 in re minore, appartenenti alle 555 (per taluni 556) sonate che comprendono l’intero corpus della produzione del compositore, nato a Napoli e morto a Madrid.
Autore prestigioso e molto famoso ai suoi tempi, che purtroppo oggi non gode della notorietà che meriterebbe, il tedesco Georg Philipp Telemann (1681-1767) ci ha lasciato un numero enorme di composizioni sacre e profane.
Dal suo catalogo erano tratte le Fantasie per oboe solo n. 2 in la minore e n. 3 in si minore (dall’originale raccolta di Dodici fantasie per flauto TWV 40:2–13, risalenti al 1732-33).
Fra queste sono stati inseriti nel programma due pezzi bachiani, la trascrizione per oboe ed organo, curata dal maestro Picciafoco, del larghetto dal Concerto per oboe ed archi BWV 1055, giunto a noi nella versione per clavicembalo ed archi, proposta a Lipsia nell’ambito della stagione che si teneva al Caffè Zimmermann, e il Preludio e fuga in fa minore BWV 534, scritto presumibilmente a Weimar fra il 1708 ed il 1717, ma pubblicato per la prima volta soltanto nel 1867, facendo sorgere in alcuni musicologi forti dubbi sulla sua effettiva paternità.
Chiusura nel nome di Georg Friedrich Händel (1685-1759) con due trascrizione, la prima, per organo, dei movimenti iniziali (Preludio e Fuga) della Suite per clavicembalo n. 8 in fa minore HWV 433, curata dal francese Alexandre Guilmant (1837-1911), la seconda per oboe ed organo del maestro Picciafoco, relativa al Concerto per oboe ed archi n. 3 in sol minore HWV 287.
Uno sguardo sui protagonisti, per dire innanzitutto che un abbinamento abbastanza particolare come quello fra oboe e organo funziona piuttosto bene, in virtù anche della bravura dei due interpreti, entrambi validissimi sia in duo che come solisti.
A Giovanni Picciafoco va, inoltre, il grande merito di aver proposto una serie di trascrizioni molto ben concepite, frutto della sua abilità, a conferma del fatto che ogni recital del maestro è caratterizzato da programmi sempre nuovi ed intriganti, che scaturiscono da una grande passione e dalla continua voglia di approfondire autori spesso caduti colpevolmente nell’oblio.
Successo conclusivo meritato e splendido bis bachiano per oboe ed organo, a coronamento di un ottimo concerto.
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