Il raffinato ed intenso salotto napoletano dei solisti del “Mysterium Vocis”

Salotto Napoletano Mysterium VocisNell’Auditorium dei Padri della Missione di San Vincenzo de’ Paoli si è svolto il penultimo appuntamento di “Maggio in Musica al borgo dei Vergini”, dal titolo “Voci e suoni di Napoli”, avente come protagonisti alcuni dei solisti del Coro Mysterium Vocis, fondato e diretto dal maestro Rosario Totaro, legato all’omonima associazione che ha organizzato la rassegna.
La serata metteva in evidenza alcuni argomenti, che prendevano spunto dall’immenso patrimonio letterario e musicale napoletano, dando vita ad un concerto-spettacolo, nato da un’idea di Marina Esposito (responsabile della drammaturgia e dei testi non musicali) e Tommaso Rega (curatore della scelta musicale e autore delle composizioni originali), che si avvaleva della regia di Fiorella Orazzo e della supervisione di Paola Pierno.
Dopo un prologo affidato alla poesia di Totò “Zuoccole, tammorre e femmene”, si passava all’argomento iniziale legato al “Risveglio del mare” con la splendida e piuttosto sconosciuta “Varca lucente” (di Fiore-Lama), le celeberrime ‘O marenariello (di Ottaviano-Gambardella) e Michelemmà (di anonimo, nella splendida trascrizione del maestro Argenzio Iorio), mentre questa prima scena si chiudeva con Procidana, ancora di anonimo, nella trascrizione pianistica di Tommaso Rega.
Dal mare alla piazza, con Jesce sole, filastrocca originaria del 1200, portata alla ribalta da Giuseppe Cottrau che la pubblicò in una raccolta della seconda metà dell’Ottocento nella trascrizione di Luigi Fischetti.
A seguire un trittico di motivi, da La Verdummara di anonimo a Vecchie letrose, nota villanella del fiammingo Adrian Willaert (1490-1562), passando per Donna Rosa, presentata da Capurro e Buongiovanni alla Piedigrotta del 1903.
Ma la canzone napoletana è ricca soprattutto di temi amorosi e vicende sentimentali che hanno come teatro la miriade di vicoli della città.
Non poteva quindi mancare un’ampia panoramica sull’argomento, intitolata ‘O vico de l’Ammore, apertasi con la poesia di Totò “L’ammore” e proseguita con Ammore di Donizetti, ‘O vico, da “Echi di Napoli” di Mario Pilati (1903-1938), Sto core mio, villanella del franco-fiammingo Orlando di Lasso (1532-1594), Passione (1934), di Bovio-Tagliaferri-Valente, Core ‘ngrato, risalente al 1911, di Riccardo Cordiferro (pseudonimo di Alessandro Sisca) e Salvatore Cardillo, che fu la prima canzone di successo “importata” dagli USA, in quanto i suoi autori erano entrambi emigrati oltreoceano.
Ultime due canzoni di questo gruppo, le famose Anema e core (1950), di D’Esposito e Manlio, e I’ te vurria vasà (1900), di Vincenzo Russo e Edoardo Di Capua.
Altro tema legato a Napoli (e al meridione in generale), come abbiamo accennato in precedenza, è quello dell’emigrazione, con la lontananza che genera una struggente nostalgia verso l’incomparabile bellezza del luogo d’origine.
Su questo sentimento si basavano sia ‘A canzona ‘e Napule, sia uno dei motivi più famosi di tutti i tempi, ‘O paese d’ ‘o sole, entrambe su testi di Libero Bovio, musicate rispettivamente da Mario Pasquale Costa e Vincenzo D’Annibale, mentre in Era de Maggio di Di Giacomo e Costa, si descriveva il ricongiungimento di due innamorati, separati dalle vicissitudini della vita.
Gran finale con La Danza, tarantella scritta da Rossini, avvalendosi del testo del conte Carlo Pepoli, contenuta nella raccolta Soirées musicales (1830–1835).
Veniamo ora agli interpreti che si sono avvicendati sulla scena, tutti dotati di voci bellissime ed espressive, e di notevole presenza scenica.
Il nutrito e agguerritissimo (in senso artistico) gruppo femminile era formato dai soprani Marina Esposito, Angela Luglio, Fiorella Orazzo, Anna Panico, Paola Pierno e Sabrina Santoro, e dai mezzosoprani Tiziana Fabbricatti e Anna Clelia Salsano, mentre quello maschile era costituito dai tenori Alessandro Caro e Rosario Totaro, e dai baritoni Guglielmo Gisonni e Stefano Di Fraia, quest’ultimo nella veste di “partecipante amichevole”, in quanto al di fuori dell’organico del coro.
Ottimo anche l’apporto di Tommaso Rega, che ha ricoperto nel migliore dei modi i ruoli del pianista accompagnatore, del compositore (suoi erano i preludi che introducevano le differenti tematiche), del trascrittore, e del responsabile della ricerca musicale, portando alla ribalta, in quest’ultima veste, dei veri e propri capolavori sconosciuti come “Varca lucente”.
Pubblico numerosissimo, che ha occupato tutti i posti a sedere, al punto che qualcuno è stato costretto a rimanere in piedi, compresa una coppia (che frequenta abitualmente i concerti e, da sempre, si distingue per arroganza e maleducazione), che ha lungamente protestato, prima di abbandonare la sala, per la mancanza di sedie, rimostranza piuttosto velleitaria e stupida, visto che i due erano arrivati a concerto abbondantemente iniziato.
In conclusione uno spettacolo ben costruito, che ha trasmesso forti emozioni, grazie alla bravura dei protagonisti, confermando, se ce ne fosse ancora bisogno, la bellezza e la vastità del patrimonio musicale legato alla canzone classica napoletana.
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