Le sonate di Mozart eseguite dal duo Lombardo-Serra illuminano la Gran Galleria del Museo Duca di Martina

Duo Lombardo-SerraWolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) scrisse, fra il 1764 ed il 1766 sedici sonate per violino e pianoforte che hanno valore quasi esclusivamente storico.
Seguì poi una lunga pausa e, solo nel 1778, il grande autore salisburghese ritornò in tale ambito, dando vita, fino al 1785, ad un’altra ventina di brani, alcuni dei quali giunti a noi incompleti o terminati da altre mani.
Da questa seconda parte della produzione mozartiana, il duo formato dal violinista Salvatore Lombardo e dal pianista Giacomo Serra, ha attinto tre sonate risalenti al 1778, proponendole in un concerto organizzato dall’Associazione Musicale Golfo Mistico, in collaborazione con il polo Museale della Campania e l’Associazione Progetto Museo, nell’ambito della rassegna “Musica per Carlo, le meraviglie del Settecento in Floridiana”.
In apertura abbiamo ascoltato la Sonata in mi minore K 304, appartenente al gruppo delle sei “Sonate Palatine” (catalogate come K. 301 – K.306), così definite perché la dedicataria fu la principessa elettrice Maria Elisabetta del Palatinato.
La K. 304 fu completata da Mozart a Parigi, nei giorni che seguirono la morte della madre, che lo aveva accompagnato in questo suo viaggio, volto alla ricerca di una visibilità che gli permettesse di abbandonare definitivamente Salisburgo.
Non è un caso se il brano rappresenti l’unica sonata in tonalità minore, segno evidente della tragicità del momento.
Sempre rimanendo nell’ambito delle “Palatine”, il duo ha eseguito la Sonata in sol maggiore K 301, scritta invece a Mannheim, una delle città toccate da Mozart prima di giungere in Francia.
In entrambe il violino assumeva un’importanza fino ad allora sconosciuta in quanto non si limitava al ruolo di mero accompagnamento, ma agiva su un piano paritario.
Il terzo brano in programma era costituito da una vera e propria rarità, le Sei Variazioni sul Tema “Hélas, J’ai Perdu Mon Amant” K 360 in sol maggiore, composte nel 1781, probabilmente per una talentuosa allieva, la Contessa Maria Karolina Thiennes de Rumbeke, nata Kobenzl.
Il motivo di partenza, intitolato “Au bord d’une fontaine”, fu tratto da una raccolta di canti francesi, pubblicata a Parigi dal compositore e castrato transalpino di origini italiane Antoine Albanèse.
Chiusura con la Sonata in do maggiore K 296, dedicata alla viennese Josepha von Auernhammer, altra bravissima pianista ed allieva di Mozart, nonché fra i suoi amori giovanili.
La notizia della relazione giunse anche alle orecchie del padre Leopold che, da Salisburgo, inviò al figlio una missiva densa di preoccupazioni, ricevendo in risposta una lettera dai toni rassicuranti, dove la ragazza era descritta come una pianista dotata ma dall’aspetto ripugnante, che trascurava anche l’igiene personale.
Difficile credergli, se consideriamo il valore ed il romanticismo di questa sonata e di altri brani composti per lei (ed anche Leopold, siamo certi, dubitò fortemente riguardo alla veridicità delle affermazioni del figlio).
E veniamo ai due protagonisti, che sono apparsi molto ben affiatati e hanno interpretato l’intero programma con enorme bravura, trasmettendo forti emozioni al pubblico che gremiva la Gran Galleria del Museo Duca di Martina, sede del concerto.
Non poteva mancare, quindi, un bis e, dopo tanto Mozart, la conclusione è stata affidata ad un Novecento particolare, quello del compositore e violinista Fritz Kreisler, con il Preludio e allegro nello stile di Pugnani (che ha dato modo a Salvatore Lombardo di evidenziare ulteriormente le sue qualità), uno dei numerosi pezzi che l’autore austriaco concepì, attribuendolo inizialmente ad un compositore famoso del passato e beffando così intere schiere di musicologi.
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