Il Sestetto Stradivari grande protagonista del “Festival Brahmsiano” del “Maggio della Musica”

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Il nuovo appuntamento del “Festival Brahmsiano”, ciclo che si sta svolgendo nell’ambito del “Maggio della Musica”, ha ospitato il Sestetto Stradivari, formato da David Romano e Marlène Prodigo (violini), Raffaele Mallozzi e David Bursack (viole), Diego Romano e Sara Gentile (violoncelli), diretta emanazione dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
L’ensemble di fama internazionale ha eseguito il Quintetto per archi n. 2 in sol maggiore, op. 111 ed il Sestetto per archi n. 1 in si bemolle maggiore, op. 18, ovvero l’ultimo ed il primo dei brani per archi scritti dal grande compositore tedesco, distanti fra loro ben 30 anni.
Il quintetto, risalente al 1890, venne in un primo momento considerato da Brahms come fatica conclusiva della sua avventura produttiva.
L’autore avvertiva, da un lato, un affievolimento della vena creativa (era alle soglie dei 57 anni e si riteneva ormai a fine carriera) e, dall’altro, cominciava a percepire i cambiamenti che stavano avvenendo nel mondo musicale.
La sua idea era, probabilmente, di chiudere con una sinfonia, la quinta, ma poi decise quasi subito di ripiegare su un quintetto per archi, costituito da un organico che prevedeva da due viole, due violini ed un violoncello, completato durante l’estate trascorsa nella località austriaca di Bad Ischl.
Il lavoro abbinava uno stile maturo con elementi legati alla tradizione popolare, sia ungherese (più volte da lui utilizzata in ambito cameristico), sia italiana (in particolare siciliana e napoletana), frutto quest’ultima di un viaggio in Italia fatto proprio quell’anno.
Dal canto suo, il Sestetto per archi n. 1 in si bemolle maggiore, op. 18, completato nel settembre del 1860 ed eseguito per la prima volta in ottobre, da una compagine guidata dall’amico violinista Joseph Joachim.
Fin dall’inizio, la composizione ebbe un grande successo, per la sua freschezza (guadagnandosi l’appellativo di “Frühlingssextett”, ovvero “Sestetto di Primavera”), il suo romanticismo e la sua poesia.
Riguardo agli interpreti, il sestetto Stradivari ha per l’ennesima volta confermato la sua estrema bravura, evidenziando un suono denso, raffinato e pieno di sfumature, abbinato ad un ottimo affiatamento.
Successo finale meritatissimo, tributato da un pubblico che gremiva la veranda di villa Pignatelli, sede del concerto, in ogni ordine di posti e, nonostante il programma molto impegnativo, la compagine non si è voluta sottrarre ad un bis, consistente nel terzo movimento del Sestetto per archi in re maggiore di Ciaikovskij, meglio noto come “Souvenir de Florence”, al centro della recentissima fatica discografica portata avanti con la VDM Records (comprendente anche Verklärte Nacht di Schönberg), splendida  chiusura di un bellissimo recital.
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