Ai “Venerdì Musicali” del Conservatorio Giorgio Carnini interpreta alcuni capolavori organistici della letteratura tedesca e francese

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

L’ organista Giorgio Carnini è stato recentemente ospite dei “Venerdì Musicali” del conservatorio di Napoli, nell’ambito dalla rassegna “Maggio…senti nell’aria Napoli Capitale”.
Il noto interprete si è confrontato con un programma di grande interesse, iniziando dalla Toccata e fuga in re minore BWV 565 di Johann Sebastian Bach (1685-1750), caratterizzata da un incipit conosciuto anche da parte di chi segue poco la musica classica.
Il successivo Herzlich tut mich verlangen BWV 727, apparteneva ad una raccolta bachiana di vari preludi corali e conteneva un motivo, originariamente alla base di una melodia profana di Hassler, utilizzato anche nella Passione secondo Matteo.
Il trittico dedicato al sommo compositore di Eisenach si concludeva con il Preludio e Fuga in la minore BWV 543, i cui due movimenti furono scritti in tempi diversi, il preludio a Weimar, durante la permanenza di Bach alla corte del duca Ernesto di Sassonia-Weimar, la fuga a Lipsia.
Era poi la volta della Sonata in re minore sul corale “Vater unser im Himmelreich”, posta a chiusura dell’op. 65 di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847), raccolta di sei sonate per organo.
Esse furono composte a seguito di una commissione ricevuta dalla casa editrice inglese Coventry & Hollier che, inizialmente, aveva chiesto all’autore tedesco brani afferenti al “voluntary”, tipico genere britannico utilizzato in ambito liturgico.
Mendelssohn optò invece per composizioni dove fuse il suo stile con la musicalità bachiana, che furono comunque molto apprezzate e pubblicate nel 1845.
Ultimo brano eseguito, il Corale n. 3 in la minore di César Franck (1822-1890), belga trapiantato in Francia, dedicato al collega Gigout e appartenente ai “Trois chorals pour grand orgue”.
Raccolta risalente al 1890, può essere considerata alla stregua di un testamento musicale, in quanto completata poco prima dalla morte dell’eutore, avvenuta per i postumi di un incidente stradale.
Il termine corale, nel caso di Franck, è inteso come sinonimo di fantasia e quindi privo di legami con l’omonimo genere della tradizione luterana.
Nel complesso una serie di composizioni molto impegnative, che il maestro Carnini ha interpretato fornendo loro un taglio abbastanza lontano dalle morbidezze che solitamente le caratterizzano.
A tale proposito bisognerebbe comprendere quanto ciò fosse effettivamente voluto, e quanto invece imposto dall’organo del Conservatorio, strumento che va urgentemente riportato ai fasti originari, con il quale il grande artista è stato costretto a combattere lungo l’intero recital.
Pubblico numeroso (anche se un nome come Carnini avrebbe meritato maggiore attenzione) e bis consistente nel preludio corale bachiano Ich ruf’ zu dir, Herr Jesu Christ BWV 639, tratto dall’Orgelbüchlein, splendida conclusione di un concerto che ha proposto alcuni capolavori della letteratura organistica tedesca e francese.
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