Nella chiesa di Santa Caterina due flauti per Carlo III di Borbone

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Insieme al bicentenario della morte di Giovanni Paisiello (1740-1816), il 2016 segna per la città di Napoli un’altra importante ricorrenza, quella relativa ai trecento anni dalla nascita di Carlo III di Borbone (1716-1788), che regnò nella città partenopea dal 1734 al 1759, lasciando una decisa e positiva impronta, in parte ancora oggi presente (si pensi soltanto al monumentale Real Albergo dei Poveri).
Due figure prestigiose, alle quali è stata anche dedicata l’edizione 2016 del Maggio dei Monumenti, con diverse manifestazioni culturali ed artistiche.
Siamo certi che, nei prossimi mesi, continueremo ad occuparci di Paisiello, ma stavolta vogliamo segnalare un concerto, svoltosi alla chiesa di Santa Caterina da Siena, nell’ambito della stagione della Fondazione della Pietà de’ Turchini, in collaborazione con l’Instituto Cervantes di Napoli, dal titolo “Composizioni per flauti durante il regno di Carlo di Borbone tra Napoli e Spagna”.
Protagonisti della serata Pedro Bonet e Belén González, flautisti dell’Ensemble la Folía, che hanno proposto un repertorio compreso fra gli albori del Seicento e la fine del Settecento, legato alla produzione italiana e spagnola, quest’ultima comprensiva dei paesi americani di dominazione iberica.
L’apertura è stata dedicata alla Troisième Suite di Pierre Bucquet (ca.1680-ca.1745), compositore parigino che trascorse l’ultima parte della sua vita a Madrid, come oboista dell’ensemble che faceva capo alla Guardia Reale di Filippo V, dove suonava anche il fratello Luis.
A seguire “E primo ancor son’io, ma più valente”, tratta dal Primo libro delle recercate a due voci, pubblicato a Napoli nel 1626, opera di Camillo de’ Spagnolis, probabilmente nato ad Itri alla fine del Cinquecento ed attivo a Tropea agli albori del Seicento, dopo aver presumibilmente studiato a Napoli.
Era poi la volta del Duo n. 25 “Spagnoletta” di Cristoforo Caresana (ca. 1640-1709), nato a Venezia ma spostatosi appena diciannovenne a Napoli, dove ricoprì numerosi incarichi, fra i quali quello di direttore del Conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana.
Partenopeo era invece Francesco Mancini (1672-1737), allievo di Provenzale al Conservatorio della Pietà de’ Turchini e musicista dalla carriera prestigiosa, che ha lasciato una vasta produzione vocale sacra e profana, pur essendo oggi famoso soprattutto per alcuni brani rivolti al flauto, come la Sonata n. 4 in la minore ascoltata nell’occasione.
Toccava quindi ad una incursione al di fuori del regno borbonico, con il Duetto a due flauti n. 1 di Wilhelm Friedemann Bach (1710-1784), secondogenito del grande compositore, detto anche “Il Bach di Halle”.
Parte conclusiva rivolta al repertorio spagnolo, preceduto da una finestra sull’America del centro, consistente in due minuetti di anonimo messicano risalenti al 1759, e del Sud, rappresentata da Tonada Las Lanchas para baylar, appartenente al codice Martínez Compañón, raccolta di 1.400 acquerelli e una ventina di brani musicali, suddivisa in nove volumi, che prende il nome dal religioso spagnolo vissuto fra il 1735 ed il 1797, vescovo di Trujillo nel Perù e poi arcivescovo di Santa Fe in Colombia.
La successiva serie di marce, fra le quali La Marcha Granadera, attuale inno nazionale spagnolo, contenute nel Libro de la ordenanza de los toques de pífanos y tambores que se tocan nuevamente en la infantería española, datato 1761, si dovevano a Manuel Espinosa de los Monteros (ca. 1730-1810), maestro della Cappella Reale di Madrid durante i regni di Carlo III e Carlo IV.
Ultimo brano del concerto, il Duetto II di Juan Oliver Astorga (1733-1830), nato a Yecla in Murcia, che nella sua lunghissima carriera toccò vari paesi europei prima di ritornare in Spagna, a Madrid, come membro della Cappella Reale.
Nonostante la sua grande cultura ed esperienza morì in estrema povertà e ancora oggi risulta poco conosciuto.
Per quanto riguarda gli interpreti, Pedro Bonet e Belén González hanno evidenziato un buon affiatamento ed una notevole padronanza dei differenti flauti utilizzati, alcuni riproducenti modelli del XVI e XVII secolo, detti anche di “transizione” in quanto appartenenti ad un periodo compreso fra il rinascimento ed il barocco, altri del XVIII secolo, propri dell’epoca barocca.
In conclusione una serata di notevole valenza storico-musicale, che ha fornito una interessante panoramica su brani ed autori di raro e rarissimo ascolto.
_________________________________________________________

Seguici su Facebook:

Critica Classica

**P**U**B**B**L**I**C**I**T**A’**

Nefeli, il nuovo Cd di canzoni folk internazionali alternate a 3 brani classici per violoncello solo
tutto cantato e suonato da Susanna Canessa e la sua band.
Acquistalo su:

ascoltalo GRATIS su:SPO

…e molti altri network in tutto il mondo! per scoprirli clikka qui

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.