Il maestro Flavio Colusso illustra il metodo Vaccaj al Conservatorio di Napoli in una piacevole ed istruttiva conferenza-concerto

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Nato a Tolentino, Nicola Vaccaj (1790-1848), si diplomò all’Accademia di Santa Cecilia, spostandosi poi a Napoli per perfezionarsi con Giovanni Paisiello.
Proprio nella città partenopea iniziò la carriera di operista, proseguita a Venezia (e poi in altre parti d’Italia e d’Europa), dove accrebbe la sua fama, soprattutto come docente di canto lirico.
In tale veste pubblicò nel 1833 a Londra il Metodo pratico di Canto Italiano per Camera in 15 Lezioni, ancora oggi di grande attualità, nel quale, a differenza di tutti gli scritti precedenti sull’argomento, gli esercizi vocali erano proposti sotto forma di ariette e non di solfeggi.
Per fare ciò, l’autore setacciò il monumentale universo poetico di Metastasio, scegliendo quelle rime, trasformate in 22 ariette, che si adattavano perfettamente a illustrare le differenti tecniche vocali.
Per comprendere il lavoro di Vaccaj che, a differenza della maggior parte dei suoi colleghi, non scrisse alcuna opera su testi di Metastasio, è sufficiente ascoltare “Manca sollecita”, aria iniziale del metodo, dedicata alla scala, che costituisce la prima strofa dell’aria di Cleonice, dalla tredicesima scena del secondo atto del “Demetrio”.
Il metodo Vaccaj è stato al centro della conferenza-concerto tenuta dal maestro Flavio Colusso nella Sala Martucci del Conservatorio e, il giorno dopo, nel Salone delle Feste della Reggia di Capodimonte, nell’ambito della rassegna organizzata dal “S. Pietro a Majella” per celebrare il secondo centenario della scomparsa di Giovanni Paisiello.
L’illustre compositore e direttore d’orchestra, ha dato vita ad un piacevole ed interessante pomeriggio, durante il quale ha voluto riassumere i punti salienti legati ad un lavoro tuttora fondamentale, avvalendosi della collaborazione degli alunni di alcune classi di canto del Conservatorio, accompagnati al pianoforte da Angelo Gazzaneo (e talora dallo stesso Colusso).
Così, sulla scena, si sono succeduti Sabrina Sanza (soprano), Liu Peng (tenore), Davide Marcone (tenore), Giovanni De Vivo (contraltista), Mario Luciano Greco (tenore) e Feng Xiao Shun (mezzosoprano), confrontatisi con alcuni esempi legati a “volate”, “abbellimenti”, “appoggiature”, fino al gran finale, che ha visto i sei cantanti eseguire un pezzo che, passando dal primo all’ultimo interprete, aumentava progressivamente il ritmo.
Pubblico numeroso, partecipe ed attento, che ha mostrato di gradire molto sia la parte teorica, sia quella pratica, grazie alla capacità del maestro Colusso di trasmettere informazioni su un argomento abbastanza complesso e circoscritto agli addetti ai lavori (e, forse, in parte ignorato anche da questi ultimi), e alla presenza di giovani cantanti che hanno partecipato con entusiasmo e professionalità all’interessante approfondimento.
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