Alessandro Scarlatti: 356 anni ben portati

Foto Max Cerrito

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Anche quest’anno l’Associazione Alessandro Scarlatti, secondo una tradizione iniziata nel 2010, ha voluto celebrare il compleanno del compositore al quale l’istituzione è dedicata, nato a Palermo nel 1660, che ha avuto luogo nella Cappella della SS. Trinità dei Pellegrini, reso possibile dalla collaborazione con la Augustissima Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti.
Protagonista della serata, l’Ensemble Barocco di Napoli, diretto da Tommaso Rossi (anche solista al flauto dolce), e formato da Raffaele Tiseo e Marco Piantoni, (violini), Rosario Di Meglio (viola), Manuela Albano (violoncello) e Patrizia Varone (clavicembalo), che ha proposto un programma incentrato su tre Concerti per flauto, due violini e basso continuo (in ordine di esecuzione XXIII in do maggiore, XII in do minore, XXI in la minore) e due Concerti per archi (n. 2 in do minore e n. 3 in fa maggiore).
Mentre questi ultimi furono pubblicati postumi a Londra nel 1740, i primi si ritrovano in una raccolta intitolata “24 Concerti di flauto, violini, violetta e basso di diversi autori”, custodita nella biblioteca del Conservatorio di “San Pietro a Majella” e furono probabilmente sollecitate dal grande virtuoso tedesco Johann Joachim Quantz, di passaggio a Napoli nel 1725.
Si tratta di opere appartenenti all’ultimo periodo della vita di Scarlatti, durante il quale l’autore conobbe il medesimo destino di Bach, ovvero fu circondato da enorme rispetto, ma perse completamente il favore del pubblico.
A tal proposito appaiono rivelatrici le parole del conte Francesco Maria Zambeccari, che nel 1709, quando era agente teatrale del viceré di Napoli, scriveva “Alessandro Scarlatti è un grand’uomo, e per essere così buono, riesce cattivo perché le compositioni sue sono difficilissime e cose da stanza, che in teatro non riescono, in primis chi s’intende di contrapunto le stimarà; ma in un’udienza d’un teatro di mille persone, non ve ne sono venti che l’intendono.”
Un giudizio che, alla luce di quanto abbiamo ascoltato, appare inesatto e piuttosto sbrigativo, pur se ci dà l’idea del cambiamento, agli albori del Settecento, dei gusti degli appassionati, sempre più orientati verso una musica di maggior disimpegno.
In effetti, i brani di Scarlatti risultavano vari, ricchi di spunti innovativi e molto piacevoli, merito naturalmente anche dell’ottima prova dell’Ensemble Barocco di Napoli, che ha evidenziato l’elevata bravura dei singoli componenti ed il loro perfetto affiatamento, incontrando il gradimento del numeroso pubblico presente.
In conclusione un concerto che prosegue la meritoria opera dell’Ensemble Barocco di Napoli e dell’Associazione Alessandro Scarlatti, legata a far emergere la produzione di un grande compositore, che nella nostra città rischia di essere associato esclusivamente a strade, orchestre ed auditorium.
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