Ai “Vespri d’organo” l’intenso recital del maestro Luigi Zanni

Foto Fulvio Calzolaio

Foto Fulvio Calzolaio

Nuovo appuntamento, nella chiesa dell’Immacolata al Vomero, con i “Vespri d’organo”, rassegna organizzata dall’Associazione Trabaci, il cui direttore artistico e presidente è il maestro Mauro Castaldo.
Protagonista della serata è stato Luigi Zanni, organista del Santuario dei Frati minori di S. Antonio a Teano (CE), che ha suddiviso il suo programma fra la scuola tedesca e quella italiana.
Il concerto ha avuto inizio con la Ciacona in mi minore BuxWV 160 di Dietrich Buxtehude (1637-1707), danese di nascita ma tedesco di adozione, considerato il maggior compositore e organista della sua epoca, che influenzò anche Bach.
Quest’ultimo non esitò a percorrere 400 chilometri a piedi (da Arnstadt, dove ricopriva il ruolo di organista della chiesa di San Bonifacio, a Lubecca, città nella quale Buxtehude era organista titolare della Marienkirche) per sentirlo suonare e cercare di carpirne i segreti.
Si passava quindi al repertorio bachiano con un trittico aperto dal Preludio al corale “Wir glauben all’an einen Gott, Schöpfer” BWV 680, appartenente alla terza parte della raccolta definita Clavier Übung (Pratica della tastiera), proseguito con il Preludio al corale “Wachet auf, ruft uns die Stimme” BWV 645, dall’omonima Cantata BWV 140 inserita nei Corali Schübler, e concluso con la celeberrima Toccata e fuga in re minore BWV 565, uno dei brani più famosi di tutta la storia della musica.
Con il successivo Concerto Quarto (Ouverture ad uso d’orchestra) del bolognese Pietro Morandi (1745-1815), prestigioso allievo di padre Martini e per più di trent’anni organista del duomo di Senigallia, si entrava nella seconda parte del programma, quella dedicata alla produzione italiana.
Era poi la volta dei Quattro versetti per il Gloria in re maggiore di Vincenzo Petrali (1830-1889), compositore eclettico e grande virtuoso dell’organo, la cui carriera si svolse principalmente in Lombardia.
Il recital terminava con la Toccata di Mauro Castaldo (1964), risalente al 1990, dove trasparivano le preferenze dell’autore per i compositori francesi del Novecento
Riguardo all’interprete, il maestro Luigi Zanni ha dato vita ad un concerto di notevole intensità, affrontando prima con grande impeto i brani bachiani, per poi eseguire con notevole scioltezza i pezzi di Morandi e Petrali, tutti di matrice marcatamente operistica (anche se Petrali, in seguito, aderì al movimento ceciliano, che si opponeva all’uso, in quei tempi piuttosto frequente, di brani di chiara origine profana nell’accompagnamento delle funzioni liturgiche).
Splendido è apparso, infine, il taglio fornito alla Toccata di Castaldo, già da noi ascoltata in una versione proposta dall’autore in persona, che ha evidenziato come, nonostante siano trascorsi più di 25 anni fa, la composizione possieda ancora oggi una inalterata modernità.
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