I “Pomeriggi in Concerto” di Napolinova portano alla ribalta una giovanissima promessa del pianoforte

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Proseguono i “Pomeriggi in Concerto alla Sala Chopin” dell’associazione Napolinova, affidati alla direzione artistica di Alfredo de Pascale.
Il recente appuntamento ha ospitato la pianista Elisabetta Furio, classe 1998, allieva del maestro Maria Pia Cellerino al Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino.
La giovanissima musicista ha proposto un programma abbastanza particolare che spaziava dal Settecento alla seconda metà del Novecento.
In apertura abbiamo ascoltato il Preludio e fuga in sol maggiore BWV 884 di Johann Sebastian Bach (1685-1750), tratti dal secondo libro de “Il clavicembalo ben temperato”, completato fra il 1740 ed il 1742 a Lipsia.
La successiva Sonata in sol minore, op. 50 n. 3 “Didone abbandonata” di Muzio Clementi (1752-1832), classico esempio di musica a programma, rientrava in una raccolta costituita da tre brani risalenti al 1821, quindi composti nella piena maturità da una particolare figura che fu contemporaneamente solista, compositore, direttore d’orchestra, docente, editore, costruttore e venditore di pianoforti.
Queste ultime due attività finirono per mettere in secondo piano tutte le altre, compresa quella di autore di brani molto interessanti, ma caduti ormai nel dimenticatoio.
Dopo un breve intervallo, il Preludio e fuga in mi bemolle maggiore BWV 876 ci riportavano all’universo bachiano del secondo libro de “Il clavicembalo ben temperato”.
Era poi la volta del Capriccio op. 33 n. 1 di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847), appartenente ad un trittico datato 1836, brano recensito da Schumann sul Neue Zeitschrift für Musik, che nella sua esasperata sensibilità vi intravide un “dolce dolore”.
Il concerto si chiudeva con Dialoghi per pianoforte, composizione caratterizzata da istanze moderne, scritto nel 1973 da Bruno Mazzotta (1921-2001), trevisano di nascita, ma napoletano d’adozione.
Veniamo quindi all’interprete, Elisabetta Furio, che ha dimostrato una buona padronanza del repertorio eseguito e, se consideriamo la sua giovanissima età, possiamo dire di avere di fronte un’artista molto promettente, in possesso di un buon tocco e di una personalità piuttosto decisa.
Particolarmente positivo risulta, inoltre, il fatto di aver proposto due autori come Clementi e Mazzotta, evidenziando una notevole versatilità, dote sicuramente utile nel prosieguo della sua carriera, che le auguriamo ricca di successi e soddisfazioni.
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