Alla Sala Chopin una violinista giovanissima e ricca di talento

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Il recente appuntamento con i “Pomeriggi in Concerto alla Sala Chopin”, organizzati dall’Associazione Napolinova ed affidati alla direzione artistica di Alfredo de Pascale, ha ospitato Roberta Lioy, violinista diciottenne, che si è confrontata con un programma quanto mai vario ed impegnativo.
In apertura abbiamo ascoltato l’Adagio e la Fuga dalla Sonata n. 1 in sol minore BWV 1001, appartenente alla raccolta di sei “Sonate e partite per violino solo” di Johann Sebastian Bach (1685-1750).
Completate nel 1720, durante la permanenza dell’autore a Köthen, furono pubblicate nel 1802 e, solo molti anni dopo, grazie all’interessamento di Joseph Joachim, iniziarono ad avere una certa notorietà entrando, da quel momento, nel repertorio di tutti i più grandi violinisti.
La successiva Sonata n. 21 in mi minore K. 304 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) risaliva al 1778, anno anche della sua pubblicazione, nell’ambito di una raccolta formata da sei sonate (catalogate come K. 301-306), con dedica alla principessa elettrice Maria Elisabetta del Palatinato
Costituita da due movimenti (invece dei canonici tre), con il primo composto a Mannheim ed il secondo a Parigi, si distingue anche per essere l’unica in tonalità minore nella produzione mozartiana destinata a tale organico, il che è giustificato dal fatto che in quel periodo il compositore aveva perso la madre.
Era poi la volta della celeberrima Sonata n. 5 in fa maggiore op. 24 di Ludwig van Beethoven (1770-1827), universalmente nota come “La Primavera”, appellativo aggiunto, secondo la prassi in voga nel periodo romantico, dall’editore viennese Mollo quando la pubblicò nel 1801, ispirandosi alla melodia iniziale piena di vigore giovanile.
Dedicata al conte Moritz von Fries, uno dei principali mecenati viennesi di Beethoven, la sonata introduce nel genere un’innovazione, ancora allo stato embrionale, poiché affianca uno Scherzo di brevissima durata agli allora consueti tre movimenti.
Gran finale con le incalzanti sonorità della Tzigane, rapsodia da concerto, di Maurice Ravel (1875-1937), composta nel 1924 dall’autore francese, su richiesta della violinista ungherese Jelly d’Arányi.
Concepita originariamente per violino e luthéal (pianoforte sul quale era inserito un meccanismo, che permetteva allo strumento di emettere suoni simili al cymbalom), ebbe la “prima” a Londra, nello stesso anno, con la dedicataria accompagnata al pianoforte da Henri-Gil Marcheix e, sempre nel 1924, conobbe a Parigi il suo esordio nella versione per violino ed orchestra, anch’essa curata da Ravel.
Per quanto riguarda l’interprete, ben accompagnata al pianoforte dalla zia Mariagrazia Lioy, ha affrontato un programma quanto mai complesso con grande energia, evidenziando una buona tecnica e, cosa ancora più importante, una notevole sensibilità e un suono molto raffinato, caratteristiche oggi abbastanza rare fra i talenti giovani e già affermati il che, considerando l’età di Roberta Lioy, fa ben sperare per il prosieguo di una carriera che ci auguriamo ricca di soddisfazioni.
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