Ai “Concerti di Primavera” il gradito ritorno del grande pianista Stefano Greco e delle “Variazioni Goldberg” di Bach

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Narra Johann Nikolaus Forkel, primo biografo di Bach, che le Variazioni Goldberg vennero scritte dal grande compositore in seguito ad una richiesta del conte Hermann von Keyserling, desideroso che le sue notti insonni fossero accompagnate da una buona musica.
Ad eseguirle al clavicembalo ci pensò Johann Gottlieb Goldberg (da cui il nome dato al pezzo), talentuoso musicista quindicenne, ed il nobile fu così soddisfatto del risultato, che ricompensò Bach con un calice d’oro contenente cento Luigi d’oro.
Il racconto, sulla cui veridicità non vi è unanime consenso da parte degli studiosi, mantiene ancora oggi inalterato il suo fascino, e risulta quanto mai indicato per introdurre il discorso relativo ad una fra le più straordinarie composizioni di tutti i tempi.
Pubblicate nel 1742, come quarta ed ultima parte della raccolta denominata Clavier Übung (pratica della tastiera), catalogata in seguito come BWV 988, le Variazioni Goldberg sono formate da un’aria iniziale, seguita da 30 variazioni, e terminano con un’altra aria, secondo una costruzione di tipo speculare (1+14+1+1+14+1).
Come nei principali lavori di Bach, la musica è solo parte di un sistema complesso, ricco di riferimenti numerologici, spesso comprensibili solo a pochi eletti.
Abbiamo visto, ad esempio, la presenza del 14, cifra preferita dal compositore, in quanto somma delle lettere costituenti il suo cognome (B=2 + A=1 + C=3+ H=8).
Oppure, ancora più eclatante, traspare l’utilizzazione del numero 3, con la presenza di un canone nella terza variazione e nei suoi multipli, fino alla n. 27 (che rappresenta un canone alla nona).
Si potrebbe andare ancora avanti, ma ci preme sottolineare soprattutto che, a prescindere da questa complessa simbologia, il brano crea non pochi problemi a chi lo affronta in pubblico, in quanto la durata media, a seconda della scelta interpretativa, va dai 78 agli 85 minuti.
Da ciò si deduce che è piuttosto difficile ascoltare dal vivo le Variazioni Goldberg, per cui la loro recente proposizione, nell’ambito dei “Concerti di Primavera”, organizzati dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli e affidati alla direzione artistica di Luciana Renzetti, era già di per sé un evento di notevole portata.
A ciò va aggiunta la presenza, come esecutore, di uno specialista quale Stefano Greco, la cui versione del brano, frutto di studi approfonditi, si attesta intorno ai 65 minuti.
Si è trattato di un graditissimo ritorno, in quanto il pianista era stato ospite della manifestazione nel 2004, eseguendo il medesimo programma.
Pur essendo presenti in quella occasione, considerato il tempo trascorso ci risulta quasi impossibile fare dei confronti, fermo restando l’ottimo ricordo della serata.
Possiamo però affermare che sono rimasti immutati sia l’estrema bravura del pianista, sia il suo rigore interpretativo, mentre il bagaglio di esperienze è sicuramente aumentato, in quanto Greco ha proseguito le sue ricerche, venendo a capo di altri enigmi bachiani, grazie ad una sorta di immedesimazione quasi totale con il modo di pensare dell’autore.
In conclusione un concerto di elevatissimo spessore, confortato da una notevole presenza di pubblico che, tranne qualche rara eccezione, è riuscito a rimanere in silenzio fino alla fine, sciogliendosi in un caloroso e lungo applauso finale, che ha convinto il maestro Greco a eseguire, dopo l’immane fatica, anche un bis, consistente nel Preludio n. 1 in do maggiore BWV 846 di Bach, dal I Libro del Clavicembalo ben temperato, divenuto celebre perché il francese Gounod lo utilizzò per la sua Ave Maria.
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