Antonio Florio affida lo splendido esordio della sua Cappella Neapolitana all’inedita “Passione” di Gaetano Veneziano

Foto Vincenzo Moccia

Foto Vincenzo Moccia

Quando si parla di Passione in musica, è automatica l’associazione con i monumentali lavori di Bach, basati su testi tratti dal Vangelo (nella traduzione curata da Lutero) e nati per accompagnare i riti del Venerdì Santo nelle chiese Protestanti.
La bellezza e la complessità di questi, come di altri brani, sempre composti da autori attivi in Germania, hanno finito per offuscare il resto della produzione europea, italiana in particolare, precedente di alcuni decenni o coeva, al punto che per molto tempo si è pensato che tale genere fosse esclusivo appannaggio della tradizione tedesca.
Per questo motivo la Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Johannem di Alessandro Scarlatti, che studi recenti collocano intorno al 1685, ovvero quando il grande compositore era da poco giunto a Napoli, era stata finora considerata alla stregua di un’eccezione.
In realtà, nel periodo compreso fra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento, l’uso di scrivere Passioni per i riti cattolici, con intenti simili a quelle protestanti (naturalmente su testo ufficiale in latino), non rappresentava una rarità, ma una consuetudine della quale, in seguito, si sono perse le tracce.
A sostegno di questa tesi vi è il ritrovamento, effettuato dal maestro Antonio Florio nell’Archivio musicale dell’Oratorio napoletano dei Girolamini, di una Passione che utilizza il medesimo testo di Alessandro Scarlatti, risalente anch’essa intorno al 1685, scritta da Gaetano Veneziano, autore nato a Bisceglie nel 1665, spostatosi giovanissimo a Napoli, dove studiò con Provenzale al Conservatorio di Santa Maria di Loreto.
Sebbene oggi risulti abbastanza sconosciuto, ai suoi tempi portò avanti una carriera prestigiosa, ricoprendo incarichi molto importanti (ad esempio nel 1704 fu chiamato a sostituire Alessandro Scarlatti in qualità di Maestro della Real Cappella).
La composizione è stata recentemente proposta, nell’ambito della Stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, dalla Cappella Neapolitana, diretta da Antonio Florio, che ha accompagnato i solisti Raffaele Pe (controtenore), Luca Cervoni (tenore), Marco Bussi (basso), e il Ghislieri Choir (compagine fondata nel 2003 e diretta da Giulio Prandi).
Come accennato in precedenza, Veneziano si avvalse del medesimo testo usato da Alessandro Scarlatti (tratto dal vangelo di San Giovanni), ed anche la divisione in nove parti risulta la stessa, il che indica una tradizione ben consolidata relativa ai riti della Settimana Santa.
Rispetto a Scarlatti, però, il linguaggio di Veneziano appare differente e volto ad abbinare quanto aveva appreso dal suo ottimo maestro con istanze all’epoca innovative, dando vita ad una composizione nel complesso molto varia e particolare.
Una peculiarità splendidamente sottolineata dall’esecuzione della Cappella Neapolitana Antonio Florio, nuovo nome dato dal maestro alla “Cappella della Pietà de’ Turchini”, formazione da lui fondata nel 1987 (che, dal 2010 a un paio di mesi fa si è poi esibita sotto la denominazione de “I Turchini di Antonio Florio”).
Un ensemble, quindi, di risonanza internazionale, specializzato nell’interpretazione di un vastissimo repertorio, legato alla Scuola Napoletana del Seicento e del Settecento, spesso inedito, che ancora una volta ha dimostrato di essere un meccanismo perfetto, caratterizzato da grande raffinatezza e compattezza assoluta.

Da sinistra verso destra: Raffaele Pe, Luca Cervoni e Marco Bussi - Foto Vincenzo Moccia

Da sinistra verso destra: Raffaele Pe, Luca Cervoni e Marco Bussi – Foto Vincenzo Moccia

Molto bravi anche i solisti, a cominciare dal controtenore Raffaele Pe, calatosi splendidamente nel ruolo dell’Evangelista, figura presente lungo l’intera Passione, che ha mantenuto costantemente la necessaria tensione, eseguendo una serie di brani caratterizzati da gradi di difficoltà differenti.
A loro volta di grande spessore le prove del tenore Luca Cervoni e del basso Marco Bussi, che hanno dato voce ed intensità rispettivamente ai personaggi di Cristo e Pilato, così come il Ghislieri Choir, al quale era affidato il testo relativo agli interventi del popolo (la cosiddetta turba), che ha interagito ottimamente con il gruppo strumentale.
Ricordiamo, infine, il basso Renato Dolcini (Soldato e San Pietro) ed il soprano Valentina Argentieri (Ancilla e Servo), entrambi componenti del Ghislieri Choir, che hanno fornito il loro piccolo ma significativo contributo solistico alla serata.
Spettatori abbastanza numerosi che, prima dell’inizio del concerto, sono stati invitati ad osservare un minuto di silenzio, in ricordo delle vittime dei barbari attentati di Bruxelles, ed hanno poi seguito con grande attenzione e raccoglimento l’intero concerto, fino ai lunghi e scroscianti applausi conclusivi.
In definitiva un concerto di altissimo livello storico-musicale, che ha proposto un autore sicuramente da approfondire, come Gaetano Veneziano, con la speranza, in un prossimo futuro, che possano essere aggiunti anche ulteriori tasselli all’interessante capitolo legato alle Passioni di scuola napoletana.
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