Alda Caiello e l’Ensemble In Canto di Fabio Maestri propongono alcuni brani di Schönberg interessanti e poco frequentati

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Dopo circa due anni e mezzo dall’ultimo concerto napoletano, il soprano Alda Caiello e l’Ensemble In Canto, diretto da Fabio Maestri, sono ritornati a calcare il palcoscenico dell’Auditorium di Castel S. Elmo nell’ambito della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti.
In programma alcuni brani di raro ascolto, tratti dalla produzione dell’austriaco Arnold Schönberg (1874-1951), a cominciare dai Brettl-Lieder, raccolta di otto pezzi per voce e pianoforte, proposti nella prima parte della serata.
Creati su testi di Wedekind, Bierbaum, Salus, Hochstetter, Colly, Schikaneder e Falke, e caratterizzati da uno stile legato alla satira, proprio del cosiddetto Kabarett, risalgono al 1901, quando il compositore lavorava a Berlino come pianista accompagnatore all’ “Überbrettl”, locale inaugurato quell’anno da Ernst von Wolzogen, che voleva rinverdire i fasti del parigino “Le Chat Noir”, chiuso nel 1897.
Dopo un breve intervallo, altre tre composizioni di rarissimo ascolto, datate 1921 e consistenti nella trascrizione di Funiculì-Funiculà di Denza, Ständchen D. 889 (dalla raccolta Schwanengesang di Schubert) e Weil i a alter Drahrer bin di Johann Sioly, la seconda per voce, clarinetto, fagotto, mandolino, chitarra, due violini, viola e violoncello, le altre due con un organico abbastanza simile (senza fagotto, con un solo violino e privo dell’apporto vocale).
Toccava quindi a Die eiserne Brigade (“La brigata di ferro”) per quartetto d’archi e pianoforte, scritta da  Schönberg nel 1916, mentre frequentava la scuola per allievi ufficiali a Bruck an der Leitha, che ha molto in comune con l’ironia dei Brettl-Lieder.
Anti-militarista anche l’ “Ode a Napoleone Bonaparte” op. 41, per voce recitante e cinque strumenti con la quale si è chiuso il programma, basata sull’omonimo testo scritto da lord Byron all’indomani dell’abdicazione di Napoleone nel 1814.
Qui di ironico c’è ben poco (a parte il termine “ode”), ma siamo di fronte ad un violentissimo sfogo nei confronti di una figura tirannica e, non è un caso che Schönberg, costretto a causa delle sue origini ebraiche a rifugiarsi negli USA, per sfuggire alla persecuzione del regime nazista, si sia servito di tale lirica nel 1942 come atto di denuncia della follia hitleriana.
In questa, come in altre occasioni, l’autore utilizzò per la voce solista lo Sprechgesang (“canto parlato”), particolare tecnica che affida all’interprete compiti molto simili a quelli dell’attore, mentre la parte strumentale, pur in prevalenza di matrice dodecafonica, conteneva anche passaggi tonali.
Uno sguardo, ora, agli esecutori, partendo da Alda Caiello, bravissima, sempre a suo agio sul palcoscenico e in perfetta sintonia con chi l’accompagnava (il pianoforte, poi l’ottetto, infine il quintetto).
Di altissimo livello anche la prova dell’Ensemble In Canto, confermatosi fra i massimi specialisti del repertorio moderno e contemporaneo, ottimamente diretto da Fabio Maestri, e formato da Silvia Paparelli (pianoforte), Anna De Luca (ottavino), Roberto Petrocchi (clarinetto), Massimo Martusciello (fagotto), Andrea Di Mario (tromba), Francesco Mammola (mandolino), Paolo Macedonio (chitarra), Fabiola Battaglini (tamburo), Vincenzo Bolognese (violino), Anna Chulkina (violino), Gianluca Saggini (viola), Michele Chiapperino (violoncello).
Non possiamo però chiudere, senza prima osservare come, per ottenere una drastica diminuzione nel numero degli spettatori, sia sufficiente inserire Schönberg in un programma.
Purtroppo il suo nome, in quanto padre della dodecafonia, risulta ai primi posti della virtuale lista nera che accomuna buona parte degli appassionati di musica classica.
Un vero peccato perché, se è vero che l’autore austriaco indicò una nuova strada da intraprendere, che poi si è rivelata fallimentare e senza uscita, fu spesso molto più moderato di quanti vollero seguirlo, precorse numerosi generi, e la sua influenza ha attraversato l’intero Novecento musicale, durante il quale è stato indegnamente imitato da diversi rappresentanti di sedicenti “avanguardie”, che proponevano ben poco di nuovo, ma si avvalevano del supporto incondizionato di musicologi colpiti da improvvise amnesie.
Per questi motivi speriamo che, prima o poi, al pari di musicisti come Stravinskij, anche Schönberg possa essere “riabilitato” dal grande pubblico e trovare una collocazione più consona al suo effettivo valore.
_________________________________________________________

Seguici su Facebook:

Critica Classica

**P**U**B**B**L**I**C**I**T**A’**

Nefeli, il nuovo Cd di canzoni folk internazionali alternate a 3 brani classici per violoncello solo
tutto cantato e suonato da Susanna Canessa e la sua band.
Acquistalo su:

ascoltalo GRATIS su:SPO

…e molti altri network in tutto il mondo! per scoprirli clikka qui

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.