Nella chiesa dell’Immacolata al Vomero lo splendido concerto pasquale del maestro Mauro Castaldo

Foto Fulvio Calzolaio

Foto Fulvio Calzolaio

Quarto appuntamento, nella chiesa dell’Immacolata al Vomero, con la rassegna “Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli – Vespri d’organo”, organizzata dall’Associazione Trabaci e gemellata con l’Internationales Stuttgarter Orgelfestival (Germania).
Protagonista del concerto pasquale il maestro Mauro Castaldo, presidente e direttore artistico dell’Associazione Trabaci, che ha proposto un repertorio compreso fra il Settecento e i giorni nostri.
L’apertura è stata rivolta a Louis-Nicolas Clérambault (1676-1749), compositore notissimo ai suoi tempi, grande virtuoso dell’organo (fu titolare nelle chiese parigine degli Agostiniani, di Saint-Sulpice e dei Domenicani) e maestro inarrivabile della cosiddetta “cantata alla francese”, genere che sviluppò e portò in auge.
Dalla sua produzione abbiamo ascoltato la seconda suite, dedicata al suo maestro André Raison, tratta dal Premier Livre d’Orgue (1710).
Le successive Partite diverse sopra “Jesu, meine Freude” appartenevano al tedesco Johann Gottfried Walther (1684-1748), cugino di Bach, ricordato oggi come compositore solo grazie ad alcune trascrizioni per clavicembalo ed organo di pezzi di autori italiani tra i quali Vivaldi.
La sua fama è comunque legata soprattutto al Musicalisches Lexicon, monumentale dizionario in tedesco, pubblicato a Lipsia nel 1732, contenente le biografie di molti autori allora conosciuti e la spiegazione di circa tremila vocaboli legati al settore musicale.
In un programma pasquale non poteva mancare una finestra sul sommo Bach, costituita nell’occasione dal Preludio al corale “O Mensch, bewein’ dein’ Sünde gross” (O uomo, piangi il tuo grave peccato) BWV 622, e dalla Fantasia e Fuga BWV 542.
Il primo, di argomento quaresimale, venne composto durante il soggiorno a Weimar ed è contenuto nella raccolta intitolata Orgelbüchlein (Piccolo libro d’organo).
La seconda, definita “La Grande in sol minore” (per distinguerla dalla Fantasia e Fuga BWV 578, nota come “La Piccola in sol minore”), fu probabilmente concepita in tempi diversi, in quanto la Fantasia risalirebbe al periodo del soggiorno di Bach a Weimar, mentre la Fuga sarebbe stata scritta a Köthen.
Di sicuro c’è il fatto che fu inviata nel 1720 alla commissione della città di Amburgo, che doveva decidere l’assegnazione del posto di organista titolare, all’epoca vacante.
Il compositore non riuscì a vincere, ma per motivi di natura extra-musicale, poiché abbiamo di fronte uno dei brani per organo più belli in assoluto.
In chiusura Mauro Castaldo ha eseguito un suo pezzo recentissimo, il Preludio e fuga in do minore, costituito da una musicalità moderna ma moderata, più vicina allo stile tedesco che a quella francese, usualmente prediletto dal maestro.
Uno sguardo conclusivo all’interprete, per rimarcare la bravura di Mauro Castaldo, esecutore di livello internazionale, dotato di un tocco raffinato e preciso, che ha scelto una serie di composizioni atte ad evidenziare e valorizzare le immense potenzialità dello splendido Mascioni, uno strumento che può affrontare, grazie alla sua vasta gamma di registri, praticamente tutte le sonorità che contraddistinguono il repertorio organistico, dal Cinquecento ai giorni nostri.
Pubblico abbastanza numeroso, se consideriamo la resistenza degli appassionati di musica classica nei confronti di questo genere di concerti, ma sempre inferiore, se si tiene presente l’elevatissimo valore che, da sempre, caratterizza gli appuntamenti di una rassegna, arrivata alla sua decima edizione per merito degli sforzi e della costanza del maestro Castaldo.
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