L’Ottetto d’archi dell’Orchestra Regionale della Toscana chiude la stagione 2015 del “Maggio della Musica” con due composizioni di raro ascolto

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

In attesa della nuova stagione, che partirà fra un paio di mesi, l’associazione “Maggio della Musica” ha recuperato il concerto che doveva svolgersi lo scorso settembre.
L’appuntamento, tenutosi nella chiesa Anglicana, ha ospitato l’Ottetto d’archi dell’Orchestra Regionale della Toscana, formato da Andrea Tacchi, Daniele Giorgi, Patrizia Bettotti e Susanna Pasquariello (violini), Stefano Zanobini e Caterina Cioli (viole), Luca Provenzani e Giovanni Simeone (violoncelli).
Un ensemble inusuale, che ha proposto un programma di raro ascolto, consistente nell’Ottetto in si bemolle maggiore per archi, op. postuma di Max Bruch (1838-1920) e l’ Ottetto in mi bemolle maggiore per archi, op. 20 di Felix Mendelsshon Bartholdy (1809-1847).
Si tratta di pezzi che si inquadrano in modo antitetico nell’ambito della produzione dei due autori poiché Bruch compose il suo ottetto quando aveva varcato la soglia degli ottanta anni, a pochi mesi dalla morte, mentre il brano di Mendelssohn si deve ad un adolescente prodigio.
Riguardo ai due musicisti, Bruch, nativo di Colonia, fu alfiere del Romanticismo tedesco e, nonostante il suo notevole apporto ai diversi generi (dal sinfonico al cameristico, dal sacro al concerto per strumento solista ed orchestra), presso il grande pubblico è identificato solo come l’ autore del Concerto per violino ed orchestra n.1 in sol minore, op. 26 (che fra l’altro, ai tempi dei dischi di vinile, era costantemente abbinato al Concerto per violino di Mendelssohn).
Diverso il discorso riguardante la notorietà di Mendelssohn, ancora oggi molto elevata, sebbene anch’essa circoscritta a brani ben determinati.
Ciò che invece molti ignorano è la precocità dell’autore tedesco, superiore anche a quella di Mozart.
Infatti, l’ottetto per archi risale al 1825, quando Mendelssohn aveva appena sedici anni e diversa musica cameristica di pregio alle spalle, mentre Mozart, a diciassette anni, ancora si trovava in grosse difficoltà nell’affrontare il genere quartettistico.
In particolare il pezzo mendelssohniano risultava una autentica novità relativamente all’organico, in quanto fino ad allora gli ottetti erano affidati ad archi e fiati, ed eseguivano brani disimpegnati, di impronta tipicamente salottiera.
Il solo ad utilizzare esclusivamente archi era stato Spohr, che però aveva dato vita a brani definiti “Doppi quartetti” concepiti per un quartetto d’archi principale, accompagnato da un quartetto d’archi “secondario”.
Mendelssohn, invece, costruì un tessuto sonoro, al quale dovevano contribuire in ugual modo tutti gli strumenti, in modo da ottenere un risultato indicato dallo stesso musicista sulla partitura, dove appose la frase: “Questo Ottetto va suonato da tutti gli strumenti nello stile di un’orchestra sinfonica. I piani e i forti vanno rispettati attentamente e sottolineati con più forza di quanto si usa in opere di questo genere”, affermazione all’epoca già di per sé innovativa , ma se pensiamo all’età del musicista rimaniamo ancora più sbalorditi.
Ricordiamo, infine, che Mendelssohn utilizzò la trascrizione orchestrale dello Scherzo nella sua Sinfonia n. 1.
Un breve sguardo sugli interpreti, che costituiscono una compagine, diretta emanazione dell’Orchestra Regionale della Toscana, dove sono presenti un primo violino solista (Andrea Tacchi) e numerose prime parti, caratterizzata da grande compattezza, nel quale la bravura dei singoli è messa al servizio dell’affiatamento del gruppo, con risultati di elevatissimo livello.
Pubblico numeroso, partecipe ed entusiasta, che ha ottenuto come bis “Eleanor Rigby”, canzone dei Beatles del 1966, la cui melodia venne arrangiata per ottetto d’archi da Paul McCartney e George Martin, posta a conclusione di un concerto molto bello e particolare.
_________________________________________________________

Seguici su Facebook:

Critica Classica

**P**U**B**B**L**I**C**I**T**A’**

Nefeli, il nuovo Cd di canzoni folk internazionali alternate a 3 brani classici per violoncello solo
tutto cantato e suonato da Susanna Canessa e la sua band.
Acquistalo su:

ascoltalo GRATIS su:SPO

…e molti altri network in tutto il mondo! per scoprirli clikka qui

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.