A “Train de Vie – Musica su Rotaie” la “prima” napoletana di Antonio Pascuzzo, cantautore e musicista di grande spessore artistico

Antonio Pascuzzo 2Il settimo appuntamento di “Train de Vie – Musica su Rotaie”, rassegna che si svolge a Porto Petraio (spazio adiacente alla stazione Petraio della funicolare centrale), concepita dall’etichetta Agualoca Records e affidata alla direzione artistica di Davide Mastropaolo ha avuto come protagonista il cantautore e musicista Antonio Pascuzzo, per la prima volta a Napoli.
Accompagnato da Francesco Forni (chitarra e voce), Pericle Odierna (fiati e erhu) e Mario Dovinola (pianoforte), l’artista calabrese ha dato vita ad un concerto denso di significati, principale peculiarità della sua produzione.
Il programma era incentrato su canzoni tratte dagli ultimi suoi due cd, “Rossoantico” (autoprodotto) e “Pascouche” (Parco della Musica Records), che affrontavano tematiche di grande attualità, caratterizzati da testi di straordinaria efficacia.
Così si passava dalle vignette satiriche (“Il fucile e la matita”), alla violenza sulle donne (“Lulù”) e all’omofobia (“Un bacio”), dalla mafia (“Uomo d’onore”), alla tragedia dei migranti (“Le berte”), dallo svilimento della Costituzione (“Fado del partigiano”), all’appoggio al movimento No TAV (“Alta felicità”).
Non mancava un omaggio amaro alla terra natìa, con “Calabrisella”, dedicata a Fabiana Luzi, ragazzina di 16 anni uccisa dal fidanzato ventiduenne, che serviva anche per sottolineare l’assenza del “futuro” in tutti i verbi dei dialetti calabresi.
I testi erano abbinati a musiche appartenenti ai generi più svariati (jazz manouche, swing, sonorità balcaniche, motivi yiddish, ritmi sudamericani, solo per fornire qualche esempio), che si inserivano perfettamente nel contesto, per cui ogni brano risultava un piccolo gioiello.
Riguardo alle influenze, il nome di Pascuzzo è stato giustamente accostato a Fabrizio De André (del quale ha magistralmente eseguito “Volta la carta”) ed a Paolo Conte (con cui lo accomunava anche la professione di avvocato) ma, andando un po’ indietro nel tempo, potremmo ricordare la satira de “I Gufi” e, perché no, anche il sodalizio Brecht-Weill.
In realtà, Pascuzzo è unico perché, pur non disconoscendo chi lo ha preceduto, risulta in grado di affrontare una numerosissima varietà di stili (senza mai cadere nel banale e nel ripetitivo), che gli servono da supporto per trasmettere le sue idee, con parole efficaci, intrise di pudore quando affrontano temi scottanti.
In più possiede un senso dell’umorismo, tipicamente meridionale, che emerge prepotentemente in “Uomo d’onore”, testo da considerare un capolavoro assoluto, dove un mafioso racconta la sua vita, secondo un punto di vista personale, dando luogo ad un tragicomico stravolgimento dei valori.
Un breve sguardo ai compagni di viaggio del cantautore e chitarrista calabrese, tutti artisti di levatura internazionale, a cominciare da Pericle Odierna, famoso compositore ed eccezionale polistrumentista, capace di passare, senza apparenti sforzi, da clarinetti e flauti all’erhu (strumento a due corde di origine mongola, introdotto in Cina migliaia di anni fa).
Molto bravi anche il cantautore e chitarrista Francesco Forni, che nel corso della serata, ha interpretato due suoi brani e Mario Dovinola, aggiuntosi per l’occasione al trio, rinforzandolo con le sonorità del suo pianoforte.
Pubblico numerosissimo ed entusiasta, che ha chiesto ed ottenuto alcuni bis, fra cui il conclusivo “Rivoluzione”, contraddistinto da uno scatenato ritmo balcanico, degna chiusura di una serata di bellissima musica, a suggello dell’ottimo esordio napoletano di Antonio Pascuzzo, grande artista che speriamo di poter riascoltare quanto prima.
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