Ai Vespri d’organo la grande lezione di Manuel Tomadin

Foto Fulvio Calzolaio

Foto Fulvio Calzolaio

Nuovo appuntamento, nella chiesa dell’Immacolata al Vomero, con i “Vespri d’organo”, rassegna affidata alla direzione artistica di Mauro Castaldo e gemellata con l’Internationales Stuttgarter Orgelfestival (Germania).
Protagonista del recente concerto Manuel Tomadin, organista di fama internazionale e interprete pluripremiato, che ha proposto in prevalenza brani di autori tedeschi.
La parte iniziale del programma è stata rivolta a Christian Erbach (1570 – 1635) e Johann Ludwig Krebs (1713 – 1780), compositori oggi praticamente sconosciuti che però in vita ebbero destini molto differenti.
Il primo, infatti, portò avanti una carriera prestigiosa ad Augusta, dove eccelse come virtuoso dello strumento e stimato docente, oltre ad essere richiestissimo dai costruttori di organo in qualità di consulente.
La sua musica risentì dell’influenza sia del connazionale Hassler, sia degli autori della scuola veneziana, come si è potuto apprezzare ascoltando la Toccata quarti toni e la Canzona secundi toni.
Diametralmente opposta la sorte toccata a Johann Ludwig Krebs, allievo di Bach, che ebbe la sfortuna di vivere in un periodo durante il quale si andava affermando lo stile galante.
Per tale motivo, pur essendo un ottimo compositore, come si evinceva anche dai brani proposti, che presentavano numerosi punti in comune con quelli del sommo maestro, non ottenne mai alcun incarico importante e, per sfamare la sua numerosa famiglia, spesso fu costretto ad accettare pagamenti in natura.
Il programma proseguiva con la Sonata in si bemolle maggiore n. 4 di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 – 1847), appartenente alle sei sonate che costituiscono l’op. 65, scritte in seguito ad una commissione dell’ editore britannico Coventry & Hollier, che pubblicò la raccolta nel 1845.
Originariamente la richiesta, generata dalla fama dell’autore tedesco nel Regno Unito, prevedeva la creazione di tre voluntary, allo scopo di allargare il repertorio legato ad un genere tipicamente inglese, ma Mendelssohn preferì orientarsi su alcune sonate, frutto del connubio fra i corali di ispirazione bachiana ed il suo stile caratteristico.
La chiusura del concerto era affidato a Triptyque del canadese Denis Bédard (1950), pezzo moderno ma moderato, risalente al 1993, ricco di intriganti suggestioni.
Per quanto riguarda Manuel Tomadin, l’artista ha dato vita ad un recital di elevatissimo valore evidenziando un tocco eccezionale abbinato a sonorità brillanti e di grande raffinatezza.
Inoltre, grazie ad un programma che racchiudeva un vasto periodo, compreso fra Seicento e fine Novecento, il maestro Tomadin ha esaltato le potenzialità dell’organo Mascioni op. 1072, uno strumento che, mai come in questa occasione, ha mostrato la sua enorme versatilità.
In conclusione una grande lezione di musica organistica, confortata anche dalla presenza di un discreto numero di spettatori, che fa ben sperare per il prosieguo di una rassegna giunta al decimo anno di età.
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