Al Teatrino di Corte del Palazzo Reale di Napoli il Quartetto di Cremona inaugura l’integrale dei quartetti per archi di Mozart

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

La stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti ha recentemente ospitato, nel suggestivo Teatrino di Corte del Palazzo Reale di Napoli, il primo concerto rivolto all’integrale dei quartetti per archi di Mozart.
L’iniziativa, che prevede un’esecuzione in ordine cronologico, si completerà nel 2017 ed è stata affidata al prestigioso Quartetto di Cremona, nato nel 2000 presso l’Accademia Stauffer e costituito da Cristiano Gualco e Paolo Andreoli (violini), Simone Gramaglia (viola) e Giovanni Scaglione (violoncello).
Il programma della serata comprendeva il Quartetto n. 1 in sol maggiore K. 80 e i sei Quartetti, contraddistinti da un numero di catalogo da K. 155 a K. 160, detti anche “milanesi”.
Riguardo al Quartetto n. 1, fu scritto a Lodi nel 1770, la prima volta che il genio di Salisburgo si recò nel nostro paese, mentre gli altri sei risalgono al terzo viaggio italiano del compositore, intrapreso soprattutto per curare l’allestimento dell’opera Lucio Silla, che esordì a Milano alla fine del 1772 (dal che l’appellativo con il quale sono noti tali quartetti).
Dall’ascolto complessivo di queste pagine giovanili di Mozart, si ricava innanzitutto un suo approccio tardivo al genere quartettistico in quanto, pur se il primo dei ventisei brani rivolti a tale organico venne concepito all’età di 14 anni, presenta un numero di catalogo già abbastanza alto.
In secondo luogo va ricordato che, almeno inizialmente, il musicista prese come punto di riferimento i quartetti di Giovanni Battista Sammartini, da lui ascoltati a Milano, e ciò spiega la forma tripartita (a parte il K. 80 che nel 1773 conobbe l’aggiunta, da parte dell’autore, di un Rondo conclusivo come quarto tempo) e lo stile tipicamente italiano.
Differente, invece, l’alternarsi dei movimenti, in quanto il primo ed il terzo erano quasi sempre veloci ed il centrale lento, mentre lo schema classico di Sammartini prevedeva la successione lento-veloce-veloce.
Infine, siamo ancora agli albori del quartetto, per cui abbiamo a che fare con musica di puro intrattenimento, destinata ad un’ampia fascia di strumentisti amatoriali, dove il ruolo preponderante tocca al primo violino e gli altri tre componenti svolgono funzioni subalterne.
Caratteristiche, queste ultime, ben evidenziate dall’esecuzione del Quartetto di Cremona, che ha fornito la giusta dimensione a brani molto interessanti, in quanto rappresentano la fase iniziale di un percorso che avrebbe portato il grande musicista a raggiungere altissime vette in ambito cameristico.
Pubblico numeroso e molto soddisfatto, che è stato omaggiato con un bis abbastanza particolare, costituito da un Adagio giovanile di Mozart, sopravvissuto al parere negativo del padre Leopold (che aveva la pessima abitudine di intromettersi spesso nelle attività del figlio), a completamento di una serata di indiscutibile valore storico-musicale.
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