Con Bruno Canino ed Enrico Pieranunzi grandi sinergie fra classica e jazz all’Auditorium di Castel S. Elmo

Duo Canino-PieranunziIl 2015 dell’Associazione Alessandro Scarlatti si è chiuso con un concerto del duo pianistico formato da Bruno Canino e Enrico Pieranunzi, tenutosi nell’Auditorium di Castel S. Elmo, rivolto ad autori statunitensi e argentini del Novecento.
La serata si è aperta con Old Adam e The eternal feminine, due dei quattro rags che formano “The Garden of Eden”, suite scritta negli anni ’70 da William Bolcom (1938).
Pianista e compositore nato a Seattle e tuttora in attività, Bolcom ha avuto come docenti, fra gli altri, Milhaud a San Francisco e Messiaen a Parigi.
La sua produzione ha abbracciato tutti i generi, ma è in particolare ricordato per aver musicato due raccolte del poeta William Blake, dando vita al monumentale “Songs of Innocence and of Experience”, frutto di quasi 25 anni di lavoro, la cui incisione si è aggiudicata ben tre Grammy Awards nel 2006.
Riguardo a “The Garden of Eden”, costituisce un tentativo, ottimamente riuscito di fondere il ragtime (fra gli antenati del jazz) con la musica legata alle avanguardie del Novecento europeo.
L’incontro fra jazz e musica colta del vecchio continente era comunque già avvenuto ad inizio del secolo scorso, grazie ad un compositore geniale come George Gershwin (1898-1937), che in Europa era venuto anche con la speranza di perfezionarsi in composizione.
Ma ebbe sempre e soltanto rifiuti, e famoso è rimasto quello di Ravel, con il quale si incontrò a New York, durante la lunga tournée pianistica portata avanti nel 1928 dal pianista e compositore francese.
Alla richiesta di lezioni, sembra abbia risposto a Gershwin “Perché vuole diventare un mediocre Ravel quando è già un bravo Gershwin?”.
Dell’autore statunitense abbiamo ascoltato I got rhythm variations (nell’elaborazione originale di Pieranunzi per due pianoforti), brano basato sull’omonimo motivo, scritto nel 1930 per il musical Girl Crazy, divenuto poi nel 1934 un pezzo a sé stante per pianoforte ed orchestra.
Il successivo Danzón cubano ci portava ad Aaron Copland (1900-1990), che agli albori del secolo scorso studiò con Nadia Boulanger a Parigi, ed ha sicuramente influenzato diverse generazioni di compositori americani, alcuni dei quali, come Bernstein, sono stati anche suoi allievi.
E’ stata poi la volta di Duke’s dream di Enrico Pieranunzi, omaggio al grande Duke Ellington, concepito utilizzando alcuni suoi famosi motivi, che ha preceduto la parte conclusiva, dedicata a due compositori argentini, Carlos Guastavino (1912-2000) e Astor Piazzolla (1921-1992).
Il primo, la cui notorietà da noi risulta abbastanza scarsa, è stato un compositore molto prolifico, fortemente ancorato alla musica tonale (in netta controtendenza con i suoi colleghi dell’epoca, a cominciare da Ginastera), con una predilezione per la produzione di brani per voce e pianoforte, legati alle melodie argentine, al punto da guadagnarsi il soprannome di “Schubert delle Pampas”.
I due pezzi eseguiti, Las niñas de Santa Fe e Muchacho Jujeño appartenevano a Tres romances argentinos, risalenti al 1951.
Diverso il discorso per Piazzolla, la cui fama è ancora oggi solidissima, amato probabilmente più in Italia e nel vecchio continente che in Argentina, dove la sua opera di contaminazione tra ritmi sudamericani e musica europea, sfociata nel cosiddetto “Tango Nuevo”, è stata sovente al centro di aspre polemiche.
D’altronde, pur se comprendiamo le ragioni dei sostenitori del ritmo delle origini, è quasi certo che, senza il contributo di Piazzolla, il tango (sia “nuovo” che antico), così come la milonga, difficilmente avrebbero raggiunto la notorietà e la diffusione ottenuta negli ultimi decenni.
Dalla sua copiosa produzione il duo Canino-Pieranunzi ha tratto Fuga y misterio (dall’ “operita” Maria di Buenos Aires, 1968) e due dei pezzi appartenenti alla cosiddetta “serie degli angeli”, Milonga del ángel e La muerte del ángel, creati negli anni ’60 su commissione dello scrittore Alberto Rodriguez Muñoz.
Per quanto riguarda i due esecutori, pur avendo alle spalle una carriera prestigiosa, intrapresa in due campi differenti (Canino si è sempre distinto come interprete di musica classica, mentre Pieranunzi ha ottenuto grande successo prevalentemente in ambito jazzistico), non disdegnano incursioni nei rispettivi campi, per cui, oltre ad evidenziare un grande affiatamento, il loro incontro è stato apportatore di notevoli sinergie.
Pubblico molto numeroso ed entusiasta, al quale Pieranunzi ha fornito brevi ed esaurienti notizie su brani ed autori proposti.
Due i bis conclusivi, entrambi dedicati a Gershwin, consistenti nell’Allegro ben ritmato e deciso (dai Tre preludi del 1926) e nel Rialto Ripples rag, uno dei suoi primi successi, firmato insieme a Will Donaldson nel 1917, a chiusura di un concerto piacevole, che ha portato anche alla ribalta alcuni autori non molto conosciuti, appartenenti ad un continente ancora oggi artisticamente vivo, forse più della stessa Europa.
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