Convivio Armonico di Area Arte dedica due interessanti appuntamenti al compositore Gennaro Manna a conclusione delle celebrazioni per il trecentesimo anniversario dalla nascita

Gennaro Manna - quadro di auotre anonimo

Gennaro Manna – quadro di autore anonimo

Gennaro Manna nacque a Napoli nel 1715 da Giuseppe e Caterina Feo, sorella del compositore Francesco Feo.
Non a caso iniziò gli studi musicali al conservatorio S. Onofrio a Capuana, dove lo zio ricopriva il ruolo di “primo maestro”.
Il suo debutto come operista avvenne nel 1742 al Teatro Argentina di Roma con “Tito Manlio”, che riscosse grande successo, per cui l’autore fu ingaggiato dal teatro S. Giovanni Grisostomo di Venezia, dove propose, durante il periodo di carnevale dell’anno seguente, il dramma “Siroe”.
Sempre nel 1743 gli fu commissionata, a Napoli, la prima parte della Festa teatrale che doveva celebrare la nascita dell’Infante (la seconda era stata affidata a Logroscino), ma la rappresentazione non ebbe luogo per lo scoppio di un’epidemia di peste.
La sua prima opera allestita al Teatro di San Carlo fu l’ “Achille in Sciro”, su testo di Metastasio, che aprì la stagione del 1745 ed ebbe un notevole riscontro.
Seguirono più di una decina di opere serie, su testi di letterati prestigiosi quali Metastasio e Apostolo Zeno, che vennero proposte nei maggiori teatri italiani, consolidando la fama di Manna.
Il compositore non si confrontò mai con l’opera buffa e, dal 1761 fino alla morte, avvenuta nel 1779, concentrò le sue energie esclusivamente sulla musica sacra, lasciando un numero elevatissimo di lavori, molto apprezzati dai contemporanei e oggi in gran parte inedite.
Numerosi furono anche gli incarichi ricoperti, sia come docente, al conservatorio di Santa Maria di Loreto dal 1755 al 1761, sia come maestro di cappella di importanti istituzioni quali la SS. Annunziata e la Cappella del Tesoro di San Gennaro, mentre recentemente è venuta alla luce, grazie agli studi del musicologo Giacomo Sanges, in collaborazione con il prof. Paologiovanni Maione, anche la trentennale attività portata avanti nella chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco (dove, come accadeva spesso, successe allo zio Francesco).
Inoltre ebbe numerose commissioni dai padri Filippini, che risiedevano in quello che oggi è noto come complesso dei Girolamini, la cui biblioteca conserva la maggior parte dei manoscritti dei suoi brani sacri.
Questa breve biografia può dare un’idea, seppur non esaustiva, dell’importanza e del valore di Gennaro Manna e, in occasione del trecentesimo anniversario dalla nascita, caduto nel 2015, non sono mancati a Napoli interessanti appuntamenti rivolti all’approfondimento della biografia e delle opere di una figura, apprezzatissima in vita, ma relegata dopo la morte ad un inspiegabile oblio.
Anche Area Arte Associazione, che da diversi anni (e quindi ben prima delle celebrazioni ufficiali) rivolge una particolare attenzione al repertorio di Gennaro Manna, ha voluto dedicargli due appuntamenti, inserendoli nella folta programmazione della rassegna “Autunno Barocco di Convivio Armonico”.
Nel primo, tenutosi al Museum Shop, il maestro Egidio Mastrominico (fondatore e direttore dell’Ensemble barocco “Le Musiche da Camera”), ha riunito alcuni valenti musicologi, che hanno fornito il loro contributo ad un incontro dal titolo “Dialoghi attorno a Gennaro Manna ed alla musica a Napoli nel tempo di Natale e strumentale”.
Nell’ordine, Marina Marino si è soffermata sull’ampia pagina legata alla Musica Sacra del ‘700 a Napoli, mentre Paola De Simone ha delineato la figura di Gennaro Manna e i suoi apporti al repertorio sia sacro che profano, ricordando anche la numerosità dell’organico utilizzato per le funzioni solenni, che poteva raggiungere e talora superare il centinaio di elementi.
E’ stato inoltre menzionato lo scambio di lettere con il bolognese abate Martini, che possedeva una galleria di ritratti di musicisti illustri, e ne richiese anche uno a Manna (riportato in testa all’articolo), che risulta la sua unica effigie giunta fino a noi.
Renata Cataldi ha invece posto l’accento sulla produzione flautistica del periodo, caratterizzata da partiture dove l’oboe sostituiva spesso il flauto, in virtù del fatto che molti musicisti erano abili a suonare entrambi gli strumenti.
Al centro del successivo intervento di Marta Columbro, un significativo excursus sulla pastorale, genere originariamente di soggetto bucolico, poi utilizzato per fissare le reazioni stupite e gioiose dei pastori all’annuncio della Natività, mentre il contributo conclusivo di Antonio Caroccia ha approfondito l’argomento legato alla presenza dei manoscritti di Manna custoditi nella biblioteca della chiesa dei Girolamini.
Il secondo appuntamento consisteva in uno splendido concerto dell’Ensemble “Le Musiche da Camera”, diretto da Egidio Mastrominico, con la partecipazione del mezzosoprano Rosa Montano e del soprano Francesco Divito, dal titolo “In Nativitate Domini – Lezioni per il SS. Natale”, svoltosi nella cappella laterale della monumentale Basilica Reale e Pontificia di San Francesco di Paola situata in piazza del Plebiscito e prevalentemente dedicato alla produzione sacra di Gennaro Manna.
Sono stati eseguiti, in prima esecuzione moderna, Laudamus a voce sola di Alto con violini e basso continuo, In Nativitate Domini Lectio prima Secondo Notturno a voce sola di soprano con violini, Gloria Patri a voce sola di soprano con violini e basso continuo e In Nativitate Domini Lectio seconda Secondo Notturno a voce sola di alto con violini, mentre la serata si è chiusa con il Te Deum a due voci con strumenti di Nicola Sabatino, altro autore napoletano del Settecento poco conosciuto.
Il concerto, che ha avuto un notevole seguito di pubblico, ha messo in evidenza la bellezza dei brani di Manna e l’elevato spessore dell’ensemble barocco, fondato nel 1992 da Egidio Mastrominico, e delle due voci soliste (l’ottima Rosa Montano e Francesco Divito, dotato di una voce particolarissima in quanto, non avendo subìto la muta vocale, è in grado di interpretare al meglio il repertorio barocco destinato ai cantanti castrati).
In conclusione due eventi che hanno onorato Gennaro Manna, per cui ci auguriamo che queste, come le altre interessanti iniziative svoltesi nel 2015 a Napoli, non rimangano circoscritte alle celebrazioni d’occasione, ma rappresentino la base di partenza per un progressivo approfondimento di un autore, sicuramente meritevole di un posto di riguardo fra i grandi protagonisti del Settecento Napoletano.
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