L’auditorium di Castel Sant’Elmo ospita uno storico incontro fra le due “Scarlatti”

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Nel 1949 l’Orchestra Scarlatti, emanazione dell’omonima Associazione nata nel 1919, si fuse con l’Orchestra da Camera Napoletana (fondata appena l’anno prima dal maestro Vincenzo Vitale), dando vita all’Orchestra da Camera Alessandro Scarlatti che fu affidata alla direzione stabile del Maestro Franco Caracciolo.
La compagine avviò subito una proficua collaborazione con la Rai e, dal 1956, divenne una delle orchestre sinfoniche afferenti all’ente radiotelevisivo, esibendosi regolarmente nell’auditorium di via Marconi, parte integrante del neonato centro di produzione napoletano.
La collaborazione con l’Associazione Scarlatti proseguì comunque per molti anni anche se, nel frattempo, avvenne un lento, progressivo ed inevitabile distacco, legato ai diversi orientamenti musicali intrapresi (prevalentemente cameristico quello della Associazione, sostanzialmente sinfonico quello dell’Orchestra).
Arriviamo quindi al dicembre del 1992 quando, in nome di un risparmio a senso unico, la scellerata politica della Rai dell’epoca cancellò tre delle sue quattro orchestre, che rientravano nelle strutture di supporto dell’ente radiotelevisivo di Stato e in un anno costavano meno di quanto in quel periodo guadagnasse, da solo, un noto presentatore.
La prima ad essere spazzata via fu la “Scarlatti” di Napoli (e a nulla valsero i numerosi interventi di personalità pubbliche, a sostegno di un’orchestra che, nel corso degli anni, aveva ospitato prestigiosi solisti, grandi direttori e godeva di un vasto seguito di pubblico, formato sia da persone anziane che da studenti), seguita dopo poco anche dalle Orchestre della Rai di Roma e Milano, mentre unica superstite risultò l’Orchestra di Torino, ancora attiva.
Non tutti gli orchestrali accettarono la situazione creatasi e, fra questi, uno dei più attivi fu il maestro Gaetano Russo, primo clarinetto solista che, a partire dal marzo del 1993, diede vita alla Nuova Orchestra Scarlatti, realtà oggi fortemente consolidata nel panorama artistico nazionale ed internazionale, con una intensa attività concertistica, abbinata ad altre recenti iniziative, quali la creazione di un’orchestra rivolta a giovani strumentisti tra gli 11 e i 18 anni (Scarlatti Young) e di un’ orchestra amatoriale (Scarlatti per tutti).
Questa breve storia era necessaria per comprendere la portata del concerto che, per una sera, ha segnato il ricongiungimento fra l’Associazione Alessandro Scarlatti e gli eredi diretti della sua orchestra, che mosse i primi passi quasi 70 anni fa.
L’apertura della serata, considerando la vicina festività, è stata contrassegnata dal Concerto grosso op. 6 n. 8 in sol minore “fatto per la notte di Natale” di Arcangelo Corelli (1653-1713), affidato agli archi della Nuova Orchestra Scarlatti con Francesco Solombrino violino concertante.
Il brano, commissionato dal cardinale Pietro Ottoboni, fu presumibilmente eseguito per la prima volta nel 1690, ma venne poi pubblicato postumo ad Amsterdam nel 1714, nell’ambito di una raccolta di dodici concerti grossi.
Con un salto lungo più di 250 anni si è passati alle Antiche danze ungheresi del secolo XVII per fiati di Ferenc Farkas (1905-2000), risalenti al 1959, eseguite da un quintetto formato da Tommaso Rossi (flauto), Umberto D’Angelo (oboe), Arturo Viola (clarinetto), Paolo Balestrieri (fagotto) e Luca Martingano (corno).
Prestigioso autore magiaro, Farkas si perfezionò con Respighi, collaborò fra il 1929 ed il 1931 con Diaghilev nell’allestimento dei Ballets Russes e fu docente di Kurtág e Ligeti.
Il brano proposto evidenzia alcune delle peculiarità del suo stile, principalmente incentrato sul neoclassicismo italiano e sul folklore ungherese, oggetto quest’ultimo di approfondimenti simili a quelli portati avanti dai connazionali Kodály e Bartók.
Ultimo pezzo della prima parte, che ha visto salire sul podio la direttrice venticinquenne Beatrice Venezi, la Sinfonietta op. 1 di Benjamin Britten (1913-1976), composta dall’autore britannico nel 1831 quando frequentava il Royal College of Music di Londra ed era allievo di Frank Bridge.
Nonostante fosse appena diciottenne, Britten aveva già un modo di comporre maturo, con una spiccata tendenza alla tonalità ma, ascoltando la sua “opera prima”, si percepisce una comprensibile indecisione sullo stile da adottare, in un periodo durante il quale la musica era attraversata da una serie di nuove tendenze, spesso antitetiche fra loro.
Dopo l’intervallo, il Polittico per piccola orchestra di Patrizio Marrone (1961), elaborato su un tema seicentesco di Biagio Marini e frutto di una commissione ricevuta nel 2001 dalla Nuova Orchestra Scarlatti, metteva in luce uno dei migliori compositori napoletani attualmente in attività.
Toccava poi ai Quattro valzer per flauto, clarinetto e archi di Dmitrij Šostakovič (1906-1975), suite del 1955 formata da motivi tratti da alcune sue colonne sonore create fra il 1936 ed il 1955, dove l’autore russo si prendeva gioco dell’ottusità del regime che lo opprimeva, con un sarcasmo compreso (buon per lui) solo dagli addetti ai lavori.
Chiusura nel segno di Astor Piazzolla (1921-1992), con la struggente Ave Maria per clarinetto e archi e l’incalzante Fuga per piccola orchestra.
La prima, affidata al clarinetto solista di Gaetano Russo e nota anche come “Tanti anni prima”, apparteneva alla colonna sonora del film Enrico IV di Bellocchio (1984), mentre la seconda, pur tratta dalla tango operita “Maria di Buenos Aires” (1968) ha guadagnato da molto tempo una vita ed un successo autonomi.
E veniamo alla Nuova Orchestra Scarlatti che, confrontatasi con un programma decisamente vario, compreso fra la fine del Seicento e i giorni nostri, ha dimostrato di essere una compagine versatile, compatta e ricca di ottime individualità.
Un forte plauso merita anche la prova di Beatrice Venezi, direttrice di grande solidità, a dispetto di un’età ancora giovanissima, il cui gesto preciso, abbinato ad una grandissima determinazione, ha conquistato gli orchestrali ed incantato il pubblico.
Infine molto bravo, come sempre, il clarinettista Gaetano Russo, la cui intensa interpretazione dell’Ave Maria di Piazzolla ha rappresentato uno degli apici della serata.
Pubblico numeroso e soddisfatto, omaggiato con due bis, costituiti da una riproposizione della Fuga di Piazzolla e da un breve medley natalizio, augurio conclusivo a tutti i presenti per le imminenti festività.
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