L’Ensemble Tetraktis propone alcuni capisaldi del Novecento per strumenti a percussione

Foto Vincenzo Moccia

Foto Vincenzo Moccia

La produzione di brani, concepiti esclusivamente per strumenti a percussione, ebbe inizio nella prima metà del Novecento grazie ad alcuni autori americani.
Tale repertorio è stato al centro del bellissimo concerto tenuto, nell’ambito della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, dall’Ensemble Tetraktis, costituito per l’occasione da Alessandro Beco, Gabriele Cappelletto, Gianni Maestrucci, Laura Mancini, Leonardo Ramadori e Gianluca Saveri.
Il sestetto ha aperto la serata con Pulse per 6 esecutori di Henry Cowell (1897-1965), risalente al 1939.
Figura alla quale i minimalisti devono moltissimo, sebbene oggi sia abbastanza in ombra, Cowell ebbe fra i suoi allievi John Cage e fu tra i primi a concepire quella che anni dopo sarebbe stata definita “world music”.
Il successivo Song of Quetzalcoatl, datato 1941, apparteneva alla produzione di Lou Harrison (1917-2003), altro musicista abbastanza sconosciuto e, a differenza di altri suoi pezzi il cui scopo era quello di creare particolari sonorità, in questo caso si trattava di una vera e propria “musica a programma”.
Alla base della composizione vi era infatti la rievocazione di alcuni episodi salienti, legati al mito di Quetzalcoatl, dio azteco a forma di serpente, in un periodo durante il quale in California (dove Harrison viveva) vi era un rinnovato interesse nei confronti delle antiche civiltà precolombiane.
La prima parte si è chiusa con la Toccata per 6 esecutori (1942) del messicano Carlos Chávez (1899-1978), forse l’unico pezzo abbastanza ortodosso, in quanto aveva come riferimento una ben determinata forma musicale.
La storia di questo brano è abbastanza curiosa poiché nacque a seguito di una commissione ricevuta da Cage, che era a capo di un gruppo di percussionisti di Chicago.
Per motivi tecnici l’ensemble non fu in grado però di eseguirlo e quindi si dovette attendere il 1947, anno in cui esordì, interpretato dai percussionisti dell’Orchestra di Città del Messico, diretta dall’autore.
Dopo l’intervallo spazio al newyorkese Steve Reich (1936), autore ancora attivo e sicuramente il più famoso fra quelli proposti.
Il suo Music for Pieces of Wood per 5 esecutori, composto nel 1973, rappresenta sicuramente un pezzo molto noto, che utilizza semplici cilindretti di legno (o claves) che, una volta percossi, emettono una sola nota caratteristica (in questo caso “la”, “si”, “do diesis”, “re diesis” e “do minore” di un’ottava inferiore) per cui la composizione, più ossessiva che ipnotica, si basa sulle innumerevoli combinazioni di note e ritmi ottenuti suonando insieme o separatamente i cinque “legnetti”.
In questo panorama non poteva mancare John Cage (1912-1992), presente con Third Construction per 4 esecutori, scritto nel 1941 e dedicato alla moglie Xenia Kashevaroff.
Si tratta di un brano difficilissimo, caratterizzato da una partitura che prevede l’utilizzazione di ben 55 strumenti a percussione (comprensivi di lattine, campanacci e “ruggito del leone”) e uno strumento a fiato (la conchiglia).
Chiusura con Ionisation, datata 1931, di Edgard Varèse (1883-1965), parigino trapiantato a New York, che costituisce la prima composizione in assoluto concepita per soli strumenti a percussione.
Proposta nell’elaborazione per 6 esecutori di Georges Van Gucht, fra i componenti di partenza dello storico ensemble Les Percussions de Strasbourg, risulta un tentativo di trasporre in ambito musicale la ionizzazione, fenomeno chimico che consiste “in una scissione, in virtù della quale un atomo o un raggruppamento atomico perdono uno o più elettroni che possono restare liberi o essere catturati da altri atomi, portando alla creazione di una coppia di particelle, una positiva e l’altra negativa”.
Nel complesso un programma di rarissimo ascolto, interpretato in modo straordinario dall’Ensemble Tetraktis, che ha dato grande lustro ad un repertorio per vari motivi ancora troppo trascurato.
Interessante, nell’ambito del concerto, anche la descrizione di notizie e curiosità riguardanti gli autori, come quella relativa alla partecipazione di Cage, nel 1958, al quiz “Lascia o raddoppia?”, dove vinse 5.120.000 lire presentandosi come concorrente esperto in Micologia.
Pubblico, come era facile prevedere, abbastanza esiguo, in quanto “spaventato” da alcuni nomi (Cage su tutti).
Un vero peccato perché, se indubbiamente siamo di fronte ad una musica che non è assolutamente nata con velleità popolari, per cui ha ancora oggi pochi estimatori, meriterebbe miglior sorte in quanto caratterizzata da grande originalità e dalla capacità di trasmettere forti emozioni allo spettatore.
L’augurio conclusivo è che le musiche per strumenti a percussione attirino nel futuro un numero maggiore di appassionati, in modo da poter ascoltare più frequentemente concerti di questo genere.
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