All’Auditorium di Castel Sant’Elmo il grande ritorno di Jordi Savall

Foto Vincenzo Moccia

Foto Vincenzo Moccia

Dopo l’esibizione del gennaio dello scorso anno, il catalano Jordi Savall, con il suo gruppo Hespèrion XXI, costituito per l’occasione da Xavier Díaz-Latorre (chitarra), Guido Morini (organo e clavicembalo), Xavier Puertas (violone) e Pedro Estevan (percussioni), è stato nuovamente ospite della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti.
Al centro della serata motivi legati a Folia e Canario, due danze diffuse nella penisola iberica fra il XVI e il XVII secolo.
La prima, di probabili origini portoghesi, legata alle tradizioni contadine, è ancora oggi famosa grazie ad un motivo, apparso per la prima volta nel trattato De musica libri septem di Francisco de Salinas (1577), che nel corso dei secoli ha attirato l’attenzione di più di un centinaio di compositori (Corelli, ad esempio, si avvalse di alcune variazioni su tale tema per chiudere la sua raccolta di dodici sonate per violino, op. 5).
La seconda, diffusa soprattutto a corte, deve il suo nome al fatto che fu ascoltata per la prima volta nelle Isole Canarie, come riportato nel Tesoro de la lengua castellana o española, dizionario a cura di Sebastián de Covarrubias, pubblicato nel 1611.
Il concerto è iniziato nel segno delle Folias più antiche, con La Spagna di Diego Ortiz (1510–1570), un’improvvisazione di anonimo tratto dal Cancionero musical de Palacio, risalente ad un periodo compreso fra la fine del XV e gli albori del XVI secolo, e una seconda improvvisazione, sempre di anonimo, sul motivo noto come “Rodrigo Martinez”.
E’ stata quindi la volte di Jácaras & Canarios di Gaspar Sanz (1640-1710), magistralmente interpretate dal duo formato da Xavier Díaz-Latorre e Pedro Estevan, seguite da alcuni brani appartenenti al “Tratado de Glosas” di Diego Ortiz, raccolta pubblicata a Roma dai fratelli Dorico nel 1553, sia in lingua spagnola, sia nella versione italiana con il titolo Glosse sopra le cadenze et altre sorte de punti in la musica del violone.
La prima parte si è chiusa con una Morisca di Pedro Guerrero, la Folia: Pavana con su Glosa di Antonio de Cabezón (1510-1566) ed un’improvvisazione su una Guaracha messicana di anonimo.
Dopo un breve intervallo, abbiamo ascoltato uno splendido assolo di Savall incentrato su due pezzi, Regents Rant, di anonimo irlandese e Lord Moira’s Hornpipe, motivo tradizionale scozzese, proveniente dalla Ryan’s Mammoth Collection, pubblicata a Boston nel 1883, che evidenziavano come i motivi iberici fossero entrati anche nelle tradizioni celtiche del Nuovo Mondo.
La successiva Improvvisazione su Passacaglia per clavicembalo, dava l’opportunità a Guido Morini di evidenziare la sua estrema bravura, precedendo il ritorno del gruppo al gran completo, confrontatosi con Diferencias sobre las Folias di Antonio Martín y Coll (sec. XVII) e Glosas sobre “Todo el mundo en general” di Francisco Correa de Arauxo (1584-1654).
Finale dedicato ad altre due improvvisazioni, rispettivamente su Canarios di anonimo e sulla Gallarda Napolitana di Antonio Valente, autore del XVI secolo.
Per quanto riguarda gli interpreti, appare quasi superfluo sottolineare il costante altissimo livello che contraddistingue i concerti di Savall e del suo gruppo, capaci di ricreare atmosfere uniche, grazie a sonorità delicate e di grande raffinatezza.
A tal proposito numerosi sono i meriti da ascrivere allo straordinario interprete catalano, da quello di avere restituito al grande pubblico un patrimonio storico-musicale, altrimenti destinato a perdersi per sempre, all’essersi sempre contornato di esecutori di elevatissimo spessore.
Va ancora sottolineato come Savall non si sia mai adagiato sugli allori, pur avendone obiettivamente tutte le possibilità, ma ancora oggi, a più di 40 anni dal suo esordio con l’ Hespèrion XX (divenuto Hespèrion XXI dopo il cambio di secolo), continui a ricercare e ad approfondire, segno di una passione sconfinata nei confronti della musica, soprattutto quella antica, campo dove non sembra avere né rivali, né (purtroppo) successori.
Pubblico numerosissimo e visibilmente entusiasta, che ha lungamente applaudito gli ottimi protagonisti ed è stato omaggiato con due bis, il primo tratto dal peruviano Codex Trujillo, noto anche come Codex Martínez Compañón (dal vescovo che assemblò la raccolta fra il 1782 ed il 1785), il secondo consistente in alcune Variazioni su una ninna nanna bretone del Settecento, commovente omaggio alle vittime degli attentati parigini, a chiusura di un recital che verrà ricordato a lungo.
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