Ai “Concerti di Autunno” lo splendido omaggio alla letteratura chitarristica del Novecento di Gian Marco Ciampa

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

I “Concerti di Autunno”, organizzati dalla Comunità Evangelica Luterana, sotto la direzione artistica di Luciana Renzetti, hanno recentemente ospitato il giovanissimo chitarrista Gian Marco Ciampa, che ha proposto una serie di brani legati alla produzione del Novecento.
La serata si è aperta con Tiento Antiguo, risalente al 1942 e ispirato ad una forma musicale iberica del XVI secolo, opera dello spagnolo Joaquín Rodrigo (1901-1999), universalmente noto per il suo Concierto de Aranjuez.
Le successive Variations sur un thème de Scriabine (1972) di Alexandre Tansman (1897-1986), compositore e pianista polacco naturalizzato francese, avevano come riferimento il Preludio, op. 16, n. 4 in mi bemolle minore di Scriabin.
E’ stata poi la volta della Fantasia on themes from La Traviata di Francisco Tárrega (1852-1909), talora attribuito al suo maestro Julián Arcas.
Unico “intruso” del concerto, in quanto pezzo di fine Ottocento, apparteneva ad un genere molto diffuso in quel periodo, il cui scopo era di far riascoltare nei salotti i motivi più in voga del momento, fornendo contemporaneamente l’opportunità, ai grandi solisti, di mettere in mostra le loro doti virtuosistiche.
Abbiamo quindi ascoltato Confesión (1923) del paraguaiano Agustín Barrios (1885-1944), figura leggendaria della storia della chitarra del Novecento, noto anche per la sua originalità, in quanto amava spesso calcare le scene vestito da indio guaraní, facendosi chiamare Nitsuga Mangoré, dal nome di un famoso capo di tale popolo.
Dalla produzione di Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968) era invece tratto Capriccio diabolico op. 85a, un omaggio a Paganini, datato 1935 e dedicato ad Andrés Segovia.
Fiorentino di origini ebraiche, Castelnuovo-Tedesco fu costretto a lasciare il nostro paese a seguito delle leggi razziali emanate dal regime fascista.
Fuggì negli USA, dove proseguì una carriera di successo, sia come autore di colonne sonore, sia in qualità di docente di figure del calibro di Henry Mancini e John Williams.
Chiusura con due composizioni scritte nel 1990 da musicisti ancora oggi attivi, la Sonata del cubano Leo Brouwer e Percussion Study I di Arthur Kampela, brasiliano trapiantato negli Stati Uniti.
La prima, concepita per Julian Bream, risulta divisa in tre tempi, Fandangos y boleros, Sarabanda de Scriabin, Toccata de Pasquini, in cui i temi di partenza rappresentano un pretesto per dare vita ad un pezzo moderno ma abbastanza moderato.
Decisamente legata alla musica dei nostri giorni la seconda dove, come si evince dal titolo, la chitarra funge anche da strumento percussivo.
Veniamo quindi all’interprete, il venticinquenne Gian Marco Ciampa, che ci aveva già fortemente impressionato un paio di anni fa, in occasione del suo esordio napoletano.
In questo breve lasso di tempo, l’artista si è aggiudicato una serie di premi prestigiosi, migliorando ulteriormente la sua già eccelsa tecnica, abbinata ad una grinta che denota una passione smisurata per lo strumento ed è diventato inoltre padrone di un repertorio sempre più vasto, spesso caratterizzato da pezzi non proprio popolari, che il pubblico mostra però di apprezzare.
E, a proposito del pubblico, anche stavolta numerosissimo e abbastanza diverso dal solito (segno della capacità della rassegna di attrarre gente nuova), dobbiamo purtroppo segnalare i consueti problemi di turbolenza, al cui apice si collocano, come sempre, gli squilli dei telefoni cellulari, ultimamente ben affiancati anche dai messaggi di Twitter.
Non va poi dimenticata la categoria di chi entra per pura curiosità, a concerto abbondantemente inoltrato (magari portando con sé tre bambini piccoli, che non hanno alcuna voglia di ascoltare musica classica e lo fanno capire in modo piuttosto deciso), per poi andarsene dopo brevissimo tempo, talora sbattendo anche con violenza la porta della chiesa, il tutto durante l’esecuzione di un brano.
Inutile sottolineare che, chi agisce in questo modo, oltre a evidenziare una pessima educazione, danneggia sia l’interprete, sia gli spettatori veramente interessati.
Chiudiamo complimentandoci ancora una volta con Gian Marco Ciampa che, alla richiesta di bis, da parte di un pubblico entusiasta, ha risposto con il piacevole Tango en Skaï del franco-tunisino Roland Dyens, a coronamento di un bellissimo concerto.
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