Il duo formato da Viola De Vivo e Fabio Maggio fra celebri arie liriche e brani pianistici

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Il soprano Viola de Vivo ed il pianista Fabio Maggio si sono recentemente esibiti presso l’Auditorium Donnaròmita, nell’ambito della stagione concertistica dell’ Associazione degli ex-allievi del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli.
Il duo ha proposto un programma costituito da una serie di arie operistiche, intervallate da brani per pianoforte, iniziato con tre arie tratte dalla produzione di Vincenzo Bellini (1801-1835), “Oh quante volte, oh quante”, “Ah non credea mirarti” e Ah non giunge uman pensiero”, la prima da “I Capuleti e i Montecchi” e le altre due da “La sonnambula”.
Come composizione pianistica di partenza è stata scelta la complessa Tarantella di Franz Liszt (1811-1886), basata su temi attribuiti a Guillaume-Louis Cottrau, appartenente agli Années de pèlerinage (Venezia e Napoli, supplemento al volume II: Italia).
Si passava, quindi, al repertorio donizettiano con “Prendi, per me sei libera”, da “L’elisir d’amore” e “So anch’io la virtù magica”, da “Don Pasquale”.
Il secondo intervento affidato al pianoforte, era invece rivolto alla Sonata in do maggiore Hob XVI:50 di Franz Joseph Haydn (1732-1809), composta a Londra nel 1794, con dedica a Therese Jansen Bartolozzi, prestigiosa interprete ed allieva di Clementi.
La panoramica legata all’opera italiana continuava nel segno di Giuseppe Verdi (1813-1901) e Giacomo Puccini (1858 – 1924) con “Caro nome”, da “Rigoletto” e “Quando men vo”, da La Bohème, che hanno preceduto l’ultimo brano pianistico, la Fantasia in fa diesis minore, op. 28 di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847), nota come “Sonata scozzese”, in quanto concepita nel 1829, durante una lunga tournée europea dell’autore tedesco, che toccò anche i paesi britannici.
In chiusura abbiamo ascoltato i celeberrimi “O mio babbino caro”, da “Gianni Schicchi” di Puccini e “E’ strano…Sempre libera”, da “La traviata” di Verdi.
Successo conclusivo meritato e bis richiesto a gran voce, consistente in “Convien partir” (da “La figlia del reggimento” di Donizetti).
Uno sguardo ora agli interpreti, cominciando da Viola De Vivo, che ha evidenziato una bella voce, un’ottima intonazione ed una grande versatilità, immedesimandosi molto bene nelle differenti figure femminili rappresentate.
Per quanto riguarda Fabio Maggio, che avevamo già apprezzato in altre occasioni come esecutore, ha confermato di essere un buon pianista, mentre come accompagnatore è apparso talora un po’ troppo timido.
A questo punto non possiamo evitare qualche cenno relativo al pubblico, sicuramente numeroso, tenendo presente il livello promozionale che ha caratterizzato l’evento (tendente allo zero e lasciato alla buona volontà e al passaparola di amici e parenti).
Purtroppo, come ormai accade da troppo tempo, vi è una fetta di spettatori, arrogante e maleducata che, per il solo motivo di presenziare ad un concerto, pensa di esserne padrona assoluta.
Così, il “rito” si consuma, fra uno squillo di cellulare e una amabile conversazione ad alta voce su argomenti che esulano da quanto si sta ascoltando, accompagnati da un andirivieni continuo, con gente che arriva anche quando il concerto è iniziato da molto, e spesso se ne va dopo pochi minuti, per non parlare di colpi di tosse e soffiate di naso oltremodo rumorosi (tanto per citare le prime cose che ci vengono in mente, visto che la casistica è in continua evoluzione).
La nostra impressione, basata su una lunga esperienza, è che questo tipo di persone segua tali manifestazioni soltanto per riempire il vuoto fra il pisolino pomeridiano ed il burraco serale.
Fatte queste doverose considerazioni, chiudiamo augurando a Viola de Vivo e Fabio Maggio di proseguire la strada intrapresa con successo, avendo sempre davanti un pubblico numeroso, magari formato in maggioranza da gente attenta e competente.
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