La rassegna “Quattro chitarre tra Napoli e Spagna” si chiude con le sonorità colloquiali e raffinate di Gerardo Arriaga

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Con il concerto di Gerardo Arriaga, rinviato lo scorso giugno per un infortunio occorso al prestigioso interprete, si è chiusa la rassegna “Quattro chitarre tra Napoli e Spagna”, organizzata dalla Associazione Alessandro Scarlatti in collaborazione con l’Istituto Cervantes.
In programma una significativa panoramica relativa alla letteratura musicale iberica, iniziata con alcuni autori del Cinquecento quali Luis de Narváez, Diego Pisador, Luis Milán e Alonso Mudarra che rivolsero la loro attenzione sulla vihuela, strumento dalla forma simile alla chitarra, formato generalmente da cinque corde doppie ed una singola, diffuso in Spagna nel XVI secolo.
Un salto nel XIX secolo con i tre valzer di José Brocá (1805-1882) che costituivano Crepúsculos, seguiti da Aranjuez, ma pensée, che Joaquín Rodrigo (1901-1999) compose nel 1988 per chitarra sola, prendendo spunto dal tema dell’adagio del suo celeberrimo concerto, risalente a circa 50 anni prima.
La prima parte si è quindi chiusa con El Fandango variado, op. 16, contributo del madrileno Dionisio Aguado ad una danza popolare, le cui radici sembrano affondare nella tradizione ispano-americana.
Dopo un brevissimo intervallo, i Cinco piezas españolas di Gaspar Sanz (1640-1710) ci riportavano ad alcune danze tipiche dell’epoca, dalla folía, ballo contadino, nato in Portogallo nel XV secolo e da lì diffusosi prima in Spagna e poi nel resto d’Europa, al canario, originario delle isole Canarie.
Conclusione nel segno del Novecento con Cinco piezas de “Platero y yo” e la Sonatina Meridional.
I primi appartenevano a Eduardo Sainz de la Maza (1903-1982), che si ispirò all’omonimo testo dello spagnolo Juan Ramón Jiménez (Premio Nobel per la letteratura nel 1956), il cui protagonista principale, Platero, era un asinello.
La seconda venne commissionata nel 1932 al messicano Manuel María Ponce (1882-1948), dal celebre chitarrista Andrés Segovia, che specificò anche la natura del brano (una sonata breve caratterizzata da elementi della tradizione popolare spagnola), rimanendo estremamente soddisfatto dal risultato finale.
Per quanto riguarda l’esecutore, Gerardo Arriaga ha evidenziato un suono elegante e raffinato, abbinato ad uno stile quasi confidenziale, favorito dalla presenza di un pubblico non numeroso ma molto partecipe e, per ogni pezzo, ha fornito qualche notizia legata sia al compositore che al brano, dando vita ad un quadro complessivamente esaustivo.
Bis finale consistente nella Gavota di Manuel María Ponce, degna chiusura di una serata fortemente penalizzata da concomitanti eventi musicali e sportivi, che avrebbe meritato sicuramente maggiore partecipazione.
Si chiude così una rassegna chitarristica molto interessante, tenutasi nell’Auditorium del “Cervantes”, frutto della sinergia fra l’istituto di cultura spagnola di Napoli e l’Associazione Alessandro Scarlatti, caratterizzata dalla presenza di interpreti prestigiosi, che hanno proposto una serie di autori e brani, spesso poco noti o completamente sconosciuti.
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