Una pianista giovane e promettente ai “Pomeriggi in Concerto d’estate” di Napolinova

Foto Max Cerrito

Ludovica De Bernardo – Foto Max Cerrito

Il penultimo appuntamento con la XIV edizione dei “Pomeriggi in Concerto d’estate”, rassegna organizzata dall’associazione Napolinova e affidata alla direzione artistica di Alfredo de Pascale, ha avuto come protagonista la ventunenne Ludovica De Bernardo, allieva del maestro Mario Coppola.
In una Sala Vasari gremita, la giovane pianista ha iniziato il suo recital con Isoldes Liebestod S. 447 di Franz List (1811-1886), mirabile e fedele trascrizione del finale del “Tristano e Isotta” di Wagner completata nel 1867.
E’ stata poi la volta di due pezzi tratti dalla produzione di Frédéric Chopin (1810-1849), lo Scherzo in mi maggiore op. 54, n. 4 (1842) e la Ballata in fa minore op. 52, n. 4 (1842-43), le cui dedicatarie furono rispettivamente la contessa nonché sua allieva Jeanne de Caraman e la baronessa Nathaniel de Rothschild.
In particolare la ballata si ispirava, in maniera molto libera, come le tre precedenti, alle liriche del connazionale Adam Mickiewicz (in questo caso una storia attinta dalla tradizione lituana intitolata “I tre fratelli Budrys”).
Sia lo scherzo, sia la ballata rappresentavano l’approdo conclusivo della produzione chopiniana relativamente a due forme musicali che, grazie all’autore polacco, conobbero nuovi e particolari sviluppi.
Il successivo Valses nobles et sentimentales di Maurice Ravel (1875-1937), scritto nel 1911 e dedicato al pianista Luis Aubert, consisteva in una suite formata da otto valzer.
Come riferimento il musicista francese scelse due raccolte di Schubert (Valses sentimentales, op. 50 D. 779 e Valses Nobles, op. 77 D. 969), naturalmente filtrate attraverso una concezione tipicamente novecentesca.
Chiusura con la Sonata BB 88 (Sz. 80) di Béla Bartók (1881-1945), datata 1926, anno nel quale il compositore scrisse anche il Concerto n. 1 per pianoforte ed orchestra e la suite pianisitica “All’aria aperta” ed inaugurò una nuove stagione creativa, che lo avrebbe progressivamente portato alla creazione di capolavori assoluti, caratterizzati da uno stile inconfondibile.
In complesso un programma quanto mai corposo ed interessante, volto a mettere in evidenza brani, per un verso o per l’altro, estremamente significativi nell’ambito della produzione dei compositori eseguiti (coincidenti, ad esempio con una raggiunta maturità per Chopin o con un decisivo punto di svolta per Bartók), che Ludovica De Bernardo ha affrontato con grande bravura, denotando notevole solidità e sicurezza, un suono nitido ed un tocco raffinato.
Pubblico entusiasta (abile peraltro a stroncare il pezzo bartokiano con un applauso dopo il primo breve movimento, dal che si deduce come il significato di sonata, dopo decenni di concerti, non sia riuscito a entrare nella testolina degli spettatori), omaggiato dalla De Bernardo con due bis tratti dagli Études-Tableaux, op. 33 di Rachmaninov, degna conclusione di un concerto di ottimo livello.
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