I “Pomeriggi in Concerto d’estate” di Napolinova si aprono con un “Omaggio al Violino” di altissimo livello

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Con “Omaggio al Violino”, svoltosi nella sala Chopin di piazza Carità, ha avuto inizio la XIV edizione della rassegna “Pomeriggi in Concerto d’estate”.
Protagonisti dell’appuntamento, organizzato dall’Associazione Napolinova e affidato alla direzione artistica di Alfredo de Pascale, alcuni allievi del corso di perfezionamento tenuto dal maestro Felice Cusano.
In apertura Alba Ovcinnicoff ha eseguito la Sonatina in sol maggiore, op. 100 di Antonín Dvořák (1841-1904), risalente al 1893 durante il soggiorno statunitense del compositore.
Meno nota di altri lavori di quel periodo (come ad esempio la Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”), anche la Sonatina si basa sull’alternanza fra elementi tipici del folklore ceco e melodie dei nativi americani.
In quanto centesimo pezzo della sua produzione, l’autore volle dedicarlo a tutti e sei i figli e, in particolare, a Otilia e Antonín jr., che all’epoca avevano rispettivamente 15 e 10 anni ma già si cimentavano con successo, la prima al pianoforte, il secondo al violino.
Toccava quindi a Giacomo Del Papa interpretare l’Allegro ma non troppo, dal Concerto per violino e orchestra in si minore op.61, n. 3 di Camille Saint-Saëns (1835-1921), scritto nel 1880 per il compositore e virtuoso spagnolo Pablo de Sarasate.
Con Arturo Abbondanza siamo passati al Preludio e Allegro “nello stile di Gaetano Pugnani” (1910), appartenente a quel numeroso gruppo di brani che il grande violinista Fritz Kreisler (1875-1962) spacciò inizialmente per inediti di vari autori, per rivelare in seguito che si trattava di sue creazioni.
Il successivo brano, eseguito da Elisa Scudeller, non ha bisogno di presentazione, considerando che si trattava del movimento iniziale (Allegro molto appassionato) di uno dei massimi capolavori della musica romantica, il Concerto per violino in mi minore op. 64 di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847).
Concepito per l’amico violinista Ferdinand David, che collaborò anche alla stesura del brano, il concerto venne completato nel 1844 ed esordì l’anno dopo, diretto dal danese Niels Gade, a causa di un’indisposizione di Mendelssohn.
Francesco di Costanzo ha invece proposto un altro classico della letteratura violinistica, la Sinfonia spagnola in re minore, op. 21 di Édouard Lalo (1823-1892), composta nel 1874 per Pablo de Sarasate che, insieme al Concerto per violoncello, ha salvato dall’oblio l’autore francese.
Meno noti i sette concerti per violino di Henri Vieuxtemps (1820-1881), allievo di Charles Auguste de Bériot, annoverato fra i maggiori rappresentanti della scuola franco-belga.
Da tale produzione Giulia Scudeller ha tratto l’Allegro non troppo del Concerto n. 5 in la minore op. 37, completato nel 1859, noto anche con il soprannome “Le Gretry” in quanto il motivo del movimento centrale si ispirava ad un’aria dell’opera Lucile di André Grétry.
La chiusura era affidata a Federica Tranzillo con Zigeunerweisen op. 20 (Arie zigane), che ci riportava a Pablo de Sarasate (1844-1908), questa volta nelle vesti di compositore e non di dedicatario.
Datata 1878, ebbe la prima a Lipsia lo stesso anno e fu poi anche incisa dal musicista spagnolo nel 1904.
Da quanto finora descritto, si comprende che, anche quest’anno, l’appuntamento posto a conclusione del corso del maestro Cusano non era un saggio di fine stagione, ma un vero e proprio concerto, con brani di grande interesse, caratterizzati da notevoli difficoltà.
Per tale motivo vanno lodati tutti gli interpreti, in gran parte giovani, che hanno dato vita ad una esibizione di altissimo livello.
Fermo restando la bravura complessiva dei protagonisti, ci piace citare due delle protagoniste, Olga Ovcinnicoff e Elisa Scudeller in quanto la prima, nonostante sia ormai una violinista affermata, continua a seguire corsi di perfezionamento, evidenziando una grande dose di umiltà (merce abbastanza rara fra i suoi colleghi), mentre la seconda, nonostante fosse la più giovane in assoluto (appena 13 anni), ha eseguito Mendelssohn in modo esemplare, fornendo un’interpretazione nettamente migliore di tanti artisti oggi in auge, che spesso godono di una fama superiore al loro effettivo valore.
Un cenno merita anche Dario Cusano, figlio d’arte ed infaticabile pianista accompagnatore, bravissimo a supportare al meglio i partecipanti.
In conclusione un concerto che conferma la presenza di molti giovani violinisti, ricchi di talento, la cui ulteriore fortuna è stata quella di aver trovato sulla loro strada un’ottima guida come il maestro Felice Cusano.
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