La rassegna “Musica allo Spirito Santo” propone alcune interessanti rarità della scuola barocca napoletana

Foto Antonella Borrelli

Fanzago Baroque Ensemble – Foto Antonella Borrelli

La rassegna “Musica allo Spirito Santo”, organizzata dall’Associazione Mysterium Vocis, ha recentemente proposto una serata all’insegna delle rarità barocche, affidandola al Fanzago Baroque Ensemble, formato nell’occasione da Vincenzo Bianco (direttore e violino), Sergio Carnevale (violino), Antonio Ruocco (viola), Nazarena Ottaiano (violoncello), Mauro Squillante (chitarra e calascione), Andrea Benucci (tiorba, liuto e chitarra barocca), Debora Capitanio (clavicembalo).
Il concerto è iniziato con Nicola Matteis (1640 – 1699), compositore e violinista nato a Napoli e spostatosi in Inghilterra intorno al 1670.
Il suo scopo era quello di vivere con i proventi ricavati dalla vendita delle sue musiche  ma, per non essere costretto alla fame,  dovette ripiegare sulla carriera di solista, divenendo famosissimo in quanto, stando alle cronache del tempo, suonava in modo impareggiabile, servendosi di una tecnica fino ad allora sconosciuta.
Di Matteis è stata eseguita la Fantasia per violino, tratta da una dei quattro volumi che costituiscono la raccolta Ayres for the Violin, pubblicate a Londra fra il 1676 ed il 1685.
Il successivo “La suave melodia”, dal “Primo libro di Canzoni, Sinfonie e Fantasie (Napoli, 1650) ci portava ad Andrea Falconieri (1585 – 1656), anch’egli napoletano.
La sua carriera, iniziata probabilmente a Parma come liutista, lo portò in numerose corti, sia della penisola che del resto dell’Europa, fino a ritornare a Napoli, in forza all’organico della Cappella Reale.
Con la Sinfonia per “Violino e Violonzello” si è passati al partenopeo Gaetano Greco (1650 ca. – 1717), allievo del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, dove in seguito divenne maestro di cappella ed ebbe come allievi musicisti del calibro di Porpora, Domenico Scarlatti, Vinci e Pergolesi.
Di Villa Santa Maria, in provincia di Chieti, era invece Pietro Marchitelli (1643-1729), del quale abbiamo ascoltato la Sonata I in sol minore.
Allievo del Conservatorio di S. Maria di Loreto, portò avanti una carriera come violinista, nelle orchestre più prestigiose di Napoli, spesso sotto la direzione di Alessandro Scarlatti con il quale strinse una duratura amicizia.
Nipote di Marchitelli era Michele Mascitti (1664 – 1760), autore della Sonata VIII in la minore per due violini e basso, che raggiunse lo zio a Napoli quando quest’ultimo era primo violino della Reale Cappella.
Nello stesso ensemble Mascitti entrò come “violino soprannumerario”, incarico che mantenne fino al 1702, quando intraprese un lungo viaggio alla ricerca di una nuova sistemazione, che nel 1704 lo portò a Parigi, suo definitivo approdo.
Lì diventò celebre nel duplice ruolo di violinista e compositore, guadagnandosi la stima della famiglia reale e ottenendo l’enorme privilegio di poter stampare tutti i suoi lavori.
Non è quindi un caso che oltralpe goda ancora oggi di una grandissima notorietà e sia considerato a tutti gli effetti un francese, in quanto nel 1739 Mascitti acquisì tale nazionalità, mutando il suo nome in Michel.
Non ha bisogno di presentazioni Giovanni Battista Pergolesi (1710 – 1736), la cui brevissima esistenza ed ancor più breve stagione produttiva, compresa sostanzialmente fra il 1731 ed il 1736, non ha ostacolato una fama che dura inalterata da quasi tre secoli.
Passato sicuramente alla storia per la produzione operistica, Pergolesi scrisse anche pregevoli brani strumentali come la Sonata in sol minore.
Ultimi due brani eseguiti, la Sinfonia in si bemolle maggiore di Gaetano Latilla (1711-1788), nativo di Bari, che studiò al Conservatorio napoletano di Sant’Onofrio a Porta Capuana, e iniziò e chiuse la sua carriera nella città partenopea, dopo essere stato attivo soprattutto a Roma e Venezia, e un’Aria per violino, archi e continuo di Matteis.
Uno sguardo ora agli interpreti, partendo da Vincenzo Bianco, che si è ben distinto nel duplice ruolo di direttore e violinista, ritagliandosi un breve ma significativo spazio nel pezzo solistico di apertura.
Molto bravi ed affiatati anche gli altri esecutori, tutti specialisti in ambito barocco, compresa la violoncellista Nazarena Ottaiano che, a dispetto della sua giovanissima età, ha già maturato significative esperienze.
In conclusione un concerto di grande interesse che, oltre ad evidenziare un ensemble di elevato spessore, rappresenta l’ennesima conferma dell’importanza della scuola napoletana anche al di fuori del repertorio operistico.
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