A Convivio Armonico di Area Arte le suggestive sonorità bachiane di Luca Signorini

Luca SignoriniLuca Signorini è stato l’ottimo protagonista di un recente concerto svoltosi al Museum Shop, per la rassegna “Musica Antica nel Corpo di Napoli”, prima parte della stagione ufficiale di Convivio Armonico.
Il noto violoncellista ha aperto il suo recital, intitolato significativamente A/Solo, con la Suite n. 3 in do maggiore BWV 1009 per violoncello di Johann Sebastian Bach (1685-1750), seguita dal Ricercare in re minore di Domenico Gabrielli (ca. 1659 – 1690) e dal pezzo di Salvatore Sciarrino “Ai limiti della notte”, che hanno preceduto l’ultimo brano in programma, la Suite n. 1 in sol maggiore per violoncello BWV 1007 , tratta anch’essa dalla produzione bachiana.
Per quanto riguarda le due Suites, esse appartengono ad una raccolta (formata da sei suite, catalogate come BWV 1007-1012), scritta presumibilmente fra il 1717 ed il 1723, quando il grande musicista era al servizio del principe Leopoldo di Anhalt-Köthen.
Sono giunte fino a noi grazie ad una copia del manoscritto originale, redatta dalla seconda moglie di Bach, Anna Magdalena, il che è stato considerato sufficiente, da parte di alcuni musicologi “revisionisti”, per attribuire a lei la paternità delle composizioni.
Ogni suite presenta una struttura di base, che prevede un Preludio iniziale, seguito da quattro danze (Allemanda, Corrente, Sarabanda, Giga) e, tra le ultime due, l’inserimento di una coppia di danze supplementari (nella Suite n. 1, ad esempio, abbiamo due Minuetti).
La Sarabanda, cuore dell’intero brano, ha il duplice scopo di scaricare le tensioni accumulate nei movimenti precedenti e preparare il terreno ai tre tempi conclusivi.
Non si conosce l’esatta destinazione delle suites, pur se una delle ipotesi più accreditate, almeno fino alla fine dell’Ottocento, le indicava come studi.
Per tale ragione furono sistematicamente snobbate, sia dai musicologi che dagli interpreti, fino a quando sulla scena non apparve il leggendario Pablo Casals, che comprese l’enorme valore di questo caposaldo della letteratura musicale, divenuto progressivamente uno dei suoi cavalli di battaglia e, contemporaneamente un punto di riferimento imprescindibile per tutti i violoncellisti.
Se le suite sono ormai abbastanza familiari anche a chi di musica se ne intende poco, diverso è il discorso dei Sette Ricercari di Domenico Gabrielli, datati gennaio 1689, che rappresentano il primo esempio di brani concepiti per violoncello solo.
Il loro autore, molto conosciuto ai suoi tempi, sia come virtuoso dello strumento, sia come compositore, ricoprì pure il ruolo di principe (presidente) della celebre Accademia Filarmonica di Bologna, città dove era nato.
Molto più vicino a noi, invece, “Ai limiti della notte”, pezzo di discreta modernità, composto per viola nel 1979 da Salvatore Sciarrino, che lo stesso anno lo trascrisse per violoncello, dedicando tale versione a Luigi Lanzillotta.
Nel complesso un programma che, ad eccezione della brevissima incursione in ambito quasi contemporaneo, era perfettamente aderente alla tematica della rassegna e ha messo in evidenza l’elevatissima bravura, sottolineata da un suono di eccezionale nitidezza, nonché la notevole versatilità di Luca Signorini.
Il tutto, grazie anche alla sede del concerto, che facilitava il raccoglimento e l’attenzione, ha contribuito a rendere quanto mai particolare l’atmosfera della serata, per cui l’unico rammarico è legato alla scarsa partecipazione del pubblico, in parte giustificata dall’eccessiva e mal coordinata offerta culturale, che da sempre contraddistingue il mese di maggio a Napoli.
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