Un insolito Marco Cappelli ospite della rassegna “Quattro chitarre tra Napoli e Spagna”

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Nuovo appuntamento con “Quattro chitarre tra Napoli e Spagna”, concepito dalla Associazione Alessandro Scarlatti in collaborazione con l’Istituto Cervantes di Napoli.
Protagonista di questo secondo concerto, Marco Cappelli, uno dei maggiori virtuosi della musica chitarristica contemporanea, che si divide fra New York, dove abita, e Napoli, sua città natale.
L’artista ha proposto un programma incentrato quasi interamente su compositori iberici, aprendo con Alonso Mudarra (1508 – 1580), religioso che si occupò per più di trent’anni delle attività musicali legate alla cattedrale di Siviglia e autore della raccolta Tres libros de música en cifra para vihuela (Siviglia 1546), dai quali erano tratti Pavana II, de Alexandre, Romanesca II (Guardame las vacas) e Fantasia X que contrahaze la harpa en la manera de Ludovico.
Con un salto di tre secoli siamo passati a Francisco Tárrega (1852-1909), che ebbe una notevole influenza sulla musica del XX secolo e, in campo concertistico, rilanciò la concezione del recital per chitarra.
Dalla sua produzione erano tratte le quattro mazurche intitolate rispettivamente Adelita, Marieta, Mazurka in sol (ispirata a Chopin) e Sueño.
I successivi brani appartenevano ad una selezione del primo volume di Castillos de España di Federico Moreno Torroba (1891 – 1982), formata da Turégano, Manzanares el Real, Montemayor, Alcañiz, Torija.
E’ stata poi la volta di Miguel Llobet (1878-1938), allievo di Tárrega che, fra il 1899 ed il 1920, trascrisse per chitarra alcuni motivi tradizionali racchiusi nelle Canciones populares catalanas, fra le quali abbiamo ascoltato El noy de la mare, Canço del lladre e La filadora.
Non poteva mancare, in questa panoramica, Manuel de Falla (1876-1946) il musicista spagnolo forse più noto, presente con la Danza del molinero (da “El sombrero de tres picos”), Récit du pêcheurChanson du feu follet (da “L’amore stregone”).
Due degli otto Valses Poéticos (il n. 1 ed il n. 4) di Enrique Granados (1867 – 1916) hanno preceduto la chiusura dedicata al Vals n. 4, op. 8 di Augustín Pío Barrios (1885 – 1944), leggendario interprete di grande virtuosismo, noto anche per la sua estrosità in quanto si esibiva spesso vestito con un costume tipico della tribù guaraní, facendosi chiamare Mangoré (dal nome di un capo indio che si era opposto alla colonizzazione).
In complesso un programma molto classico, che risultava particolare in quanto Marco Cappelli ci ha abituato a performance legate alla musica contemporanea, ma anche in questi panni, per lui abbastanza inusuali, ha evidenziato grande bravura ed un tocco molto raffinato.
Pubblico numeroso, interessato ed anche molto incuriosito, al quale Cappelli ha offerto come bis un pezzo dello statunitense Ralph Towner, ritornando nella sua dimensione più consueta.
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