Luigi Carroccia grande protagonista del secondo appuntamento con il Festival Pianistico di Napolinova

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Il secondo appuntamento con la XIX edizione del Festival Pianistico di Napolinova ha ospitato, nella chiesa di San Diego all’Ospedaletto, Luigi Carroccia, musicista di origini laziali, che attualmente studia al Conservatorio di Bolzano con Giorgia Alessandra Brustia ed è fra i finalisti del Premio Busoni.
Il giovanissimo talento si è confrontato con alcuni capisaldi della letteratura pianistica del Novecento, partendo dalla Sonata in fa minore, op. 57 “Appassionata” di Ludwig van Beethoven (1770-1827).
Composta fra il 1804 ed il 1806 e pubblicata a Vienna nel 1807, con dedica al conte Franz von Brunsvick, risulta fra i brani più significativi del secondo dei tre periodi, detto anche “mediano” o “eroico”, nei quali si suole suddividere la produzione beethoveniana, e deve il suo soprannome a Cranz di Amburgo, che lo appose per la prima volta su un’edizione per pianoforte a quattro mani stampata nel 1838.
Si è poi passati a Chopin, con i due Notturni, op. 62 (n. 1 in si maggiore e n. 2 in mi maggiore) e con la Polacca Fantasia op. 61 in la bemolle maggiore.
Nel primo caso siamo di fronte ad un genere che, nel Settecento, era destinato ad organici di dimensioni variabili, il cui scopo era quasi sempre di intrattenere gli ospiti durante le feste.
Alla fine del XVIII secolo il notturno si trasformò, in particolare grazie all’irlandese John Field, in una composizione di tipo intimistico, costituita da un solo movimento ed affidata al pianoforte, raggiungendo poi l’apoteosi con Chopin.
Riguardo alla Polacca Fantasia, completata nel 1847, si tratta di un lavoro di grande inventiva, che si serve della tradizionale danza, alla base delle polonaise scritte fino a quel momento, abbinandola ad una struttura proiettata verso il futuro e che fu quindi poco compresa dai suoi contemporanei.
Dopo un breve intervallo, toccava all’ultimo brano in programma, la Sonata n. 3 in fa diesis minore, op. 23 del russo Alexander Scriabin (1872-1915), del quale si celebra nel 2015 il centenario della morte.
Autore ancora oggi noto soprattutto nella nazione d’origine e da noi quasi completamente ignorato, Scriabin rappresenta una figura molto particolare del Novecento, fautore sia della sinestesia (abbinava infatti note e colori), sia del rapporto fra musica e misticismo, che col passare degli anni divenne talmente stretto da rasentare la follia.
Ciò incise anche sulla sua produzione, legata in prevalenza al pianoforte, nel cui ambito spiccano dieci sonate, che rispecchiano l’evoluzione di uno stile, influenzato inizialmente da Chopin, che si spostò progressivamente verso sviluppi quasi atonali, mediante l’impiego di masse sonore sempre più poderose.
La Sonata n. 3, completata nel 1898, a ridosso di un matrimonio rivelatosi subito infelice, ha ancora Chopin come punto di riferimento, ma contiene in sé già una struttura di grande complessità che, a detta dell’autore, doveva descrivere gli stati d’animo dell’Uomo, desideroso di assumere sembianze divine, destinato alla fine a veder fallire tutti i suoi propositi.
Confrontandosi con questo programma quanto mai complesso e corposo, Luigi Carroccia ha evidenziato un grande virtuosismo, abbinato ad una estrema sensibilità, trasferendo al pubblico presente forti emozioni e la consapevolezza di avere di fronte un giovanissimo talento.
Così dopo la sudcoreana Ji-Yeong Mun, anche questo secondo appuntamento del Festival Pianistico di Napolinova ha proposto un musicista di sicuro avvenire, confermando l’altissimo livello raggiunto dalla manifestazione.
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