“Quattro chitarre tra Napoli e Spagna” si apre con un concerto di Stefano Cardi dedicato al Novecento

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Terminata la stagione in abbonamento, l’Associazione Alessandro Scarlatti prosegue, come di consueto, con alcune brevi rassegne tematiche.
La prima di queste, organizzata in collaborazione con l’Instituto Cervantes Napóles, intitolata “Quattro chitarre tra Napoli e Spagna”, ha avuto inizio con il concerto del maestro Stefano Cardi.
Al centro della serata una interessante panoramica del repertorio novecentesco, a partire da Piezas Características dell’iberico Federico Moreno Torroba (1891 – 1982), brano in sei movimenti, dai quali sono stati tratti Los Mayos, Oliveras e Albada, legati a motivi di origine folkloristica.
Caratterizzato da sonorità decisamente contemporanee il successivo Aspectos di Luis Bacalov, iniziato nel 1978, ma che ha ricevuto una forma definitiva solo qualche anno fa, a seguito di insistenti richieste effettuate proprio da Cardi, che ne ha curato anche la prima esecuzione assoluta.
Con Prélude n. 5 in re maggiore (da Cinque preludi per chitarra, 1940), Chôro n. 1 (dedicato a Ernesto Nazareth, 1920) e Étude n. 10 in si minore (dai Dodici studi, 1929), tutti e tre appartenenti alla produzione del brasiliano Heitor Villa-Lobos (1887-1959), si ritornava ad una musica più vicina alle tradizioni popolari, mentre Romeo and Juliet (1976), tratta dalla prima delle due sonate che costituiscono la Royal Winter Music di Hans Werner Henze (1926 – 2012) rappresentava un ulteriore esempio di musica moderna.
E’ stata poi la volta del Presto, movimento conclusivo della Sonata n. 2 dell’argentino Carlos Guastavino (1912 – 2000), autore rimasto sempre lontano dalle avanguardie, come si evince anche da questo brano risalente al 1969, dedicato al connazionale e grande virtuoso della chitarra Roberto Lara.
Ultimi due brani in programma, l’arrangiamento di Bill Evans di My Foolish Heart, dello statunitense Victor Young (1900 – 1956), dalla colonna sonora dell’omonimo film del 1949 (noto in Italia come “Questo mio folle cuore”), e una trascrizione curata da Cardi di Spanish Swat, tratto dalla produzione di Ferdinand “Jerry Roll” Morton (1885 – 1941), pianista nativo di New Orleans e fra i protagonisti degli albori della musica jazz.
Uno sguardo ora all’interprete, Stefano Cardi, che confrontatosi con questa variegata panoramica sul Novecento, ha dimostrato di essere un artista di elevato spessore, capace di passare, con grande padronanza e raffinato senso della misura, dalla dimensione piacevolmente popolare di Torroba alla ostica modernità di Bacalov.
In conclusione un ottimo inizio, suggellato da una delle cinque Bagatelle del britannico William Walton eseguita come bis, per una rassegna che si preannuncia particolarmente originale ed interessante
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