Il Festival Pianistico di Napolinova si apre con uno straordinario talento sudcoreano

Ji-Yeong MunL’appuntamento inaugurale della XIX edizione del Festival Pianistico di Napolinova, che quest’anno si svolge nella chiesa di San Diego all’Ospedaletto, ha ospitato la diciannovenne sudcoreana Ji-Yeong Mun che, a dispetto della sua giovanissima età, ha già ottenuto numerosi riconoscimenti.
Solo nel 2014, ha vinto sia il Concorso Internazionale di Ginevra, sia il Concorso Internazionale di Takamatsu (che prevedeva come premio anche alcuni concerti in varie città d’Europa, comprese Milano e Napoli), ed è stata ammessa fra i finalisti del Premio Busoni che si terrà a Bolzano il prossimo agosto.
La pianista ha proposto un recital incentrato su Chopin, iniziando con l’Andante Spianato e Grande Polacca brillante op. 22 in mi bemolle maggiore.
Composizione abbastanza curiosa, consiste in realtà di due pezzi, collegati fra loro da sedici battute (non sempre eseguite dai solisti), concepiti in tempi diversi, poiché l’Andante Spianato risale al 1835, mentre la Polacca, originaria per pianoforte ed orchestra, è del 1830.
E’ stata quindi la volta delle Dieci variazioni su un Preludio di Chopin, lavoro scritto da Ferruccio Busoni (1866-1924) quando aveva poco più di diciotto anni, basandosi sul Preludio in do minore, op. 28 n. 20.
Il brano conobbe poi numerose revisioni, fino a quella definitiva, risalente al 1822 e dedicata al grande pianista Gino Tagliapietra.
Il concerto è proseguito con la Barcarola in fa diesis maggiore, op. 60, completata nel 1846 con dedica alla baronessa di Stockhausen e lo Scherzo n. 4 in mi maggiore, op. 54, del 1842, la cui dedicataria fu la contessa nonché sua allieva Jeanne de Caraman.
Dopo un breve intervallo, la seconda parte è stata rivolta interamente ai Ventiquattro Preludi, op. 28 (1835-1839), scritti in prevalenza durante il soggiorno di Chopin a Palma di Majorca, in compagnia di George Sand.
Fonte di ispirazione fu “Il clavicembalo ben temperato” di Bach, costituito da una successione di preludi, che copriva l’intera gamma delle dodici tonalità, alternando un tono maggiore al suo corrispondente minore.
Ma le similitudini si fermano qui, in quanto l’autore tedesco fece seguire una fuga ad ogni preludio, dividendo la raccolta in due volumi, ciascuno formato da dodici composizioni.
Chopin, invece, assemblò pezzi senza alcuno sviluppo, apparentemente scollegati fra loro e caratterizzati da grande libertà, sia nella forma, dove troviamo, a fianco di veri e propri preludi, brani che si avvicinano molto di più ad altre forme quali il notturno, lo studio ed il corale, sia nella breve durata, compresa fra un minimo di 13 ed un massimo di 89 battute.
Non ci si deve meravigliare, quindi, se ebbero un’accoglienza piuttosto tiepida e un giudizio prevalentemente negativo.
Lo stesso Schumann, abbastanza perplesso, ma comunque colpito dalla novità, li descrisse nel modo seguente: “Sono schizzi, frammenti iniziali di studi o – se vogliamo – ruderi, penne d’aquila, selvaggiamente disposte alla rinfusa. Ma la scrittura delicata e perlacea indica in ciascuno di essi: lo scrisse Fryderyk Chopin. Lo si riconosce dalle pause e dal respiro impetuoso. Egli è e rimarrà il più ardito e il più fiero spirito poetico dell’epoca”.
Veniamo ora a Ji-Yeong Mun, che ha evidenziato una maturità impressionante, dando vita ad un’interpretazione ricca di sfumature, caratterizzata da un tocco eccezionale e, cosa non da poco, è riuscita a restituirci uno Chopin finalmente “vero”, scevro dal troppo abusato romanticismo stucchevole e, nel contempo, lontano anni-luce dalle deleterie rivisitazioni post-moderne oggi molto in voga.
In più, l’artista non fa parte di quel foltissimo gruppo di pianisti, fra i quali si annoverano, purtroppo, anche artisti pluripremiati e osannati dal pubblico, totalmente privi di sensibilità musicale, la cui unica abilità consiste nell’ eseguire il maggior numero di note nel più breve tempo possibile.
Per tutti questi motivi, auguriamo a Ji-Yeong Mun di proseguire nel migliore dei modi una carriera che le ha dato già numerose soddisfazioni, e non possiamo che chiudere ringraziando Alfredo de Pascale, direttore artistico di Napolinova, che ha voluto inaugurare il Festival Pianistico con un talento di sicuro avvenire.
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