Ai “Concerti di Primavera” un quintetto di caratura internazionale

Foto Lucio Blu

Foto Lucio Blu

I “Concerti di Primavera”, organizzati dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli e affidati alla direzione artistica di Luciana Renzetti, hanno recentemente dedicato una serata alla commemorazione del primo conflitto mondiale, a un secolo dall’entrata in guerra dell’Italia.
In evidenza una serie di brani appartenenti alla produzione di musicisti in auge agli albori del Novecento, eseguiti dal Quintetto Anemos, formato da Filippo Mazzoli (flauto), Marika Lombardi (oboe), Nicola Zuccalà (clarinetto), Ivan Calestani (fagotto) e Albin Lebossé (corno).
L’insolito organico venne utilizzato in gioventù da Ottorino Respighi (1879-1936) e da Giorgio Federico Ghedini (1892-1965), autori rispettivamente del Quintetto per fiati in sol minore P. 21 (incompiuto) e del Quintetto n. 1, proposti in apertura del concerto.
Il primo risaliva al 1898 e, allo stato embrionale, presentava echi dei successivi e maggiormente elaborati poemi sinfonici di Respighi, scaturiti anche dalla breve frequentazione con il russo Rimskij-Korsakov, mentre il secondo, datato 1910, risultava sicuramente lontano dallo stile sviluppato in seguito da Ghedini, caratterizzato da un personalissimo connubio fra antico e moderno.
Abbiamo quindi ascoltato una trascrizione dello statunitense Mason Jones (1919-2009), di alcuni movimenti de Le tombeau de Couperin, pezzo pianistico scritto da Maurice Ravel fra il 1914 ed il 1917.
In realtà il brano nacque non solo per omaggiare Couperin, ma soprattutto per ricordare alcuni amici caduti in guerra, dedicatari dei sei movimenti che compongono la suite.
Il programma del concerto si è chiuso con due trascrizioni, curate da Filippo Mazzoli, relative a Siciliana e Giga, op. 73 di Marco Enrico Bossi (1861-1925), dall’originale per flauto e orchestra, e Pupazzetti, op. 27 di Alfredo Casella (1883-1947), formato da cinque brevi pezzi per pianoforte a quattro mani, composti nel 1915, durante il lungo soggiorno parigino dell’autore, secondo una visione che, partendo da influenze stravinskiane, tendeva poi ad oltrepassarle in modernità.
Per quanto riguarda il Quintetto Anemos, l’ensemble ha evidenziato un’intesa perfetta, una musicalità ed una raffinatezza fuori dal comune, oltre a trasmettere al pubblico la gioia di fare musica insieme e, tramite il flautista Filippo Mazzoli, anche brevi ed esaurienti notizie sugli autori e sui brani eseguiti.
Inoltre il gruppo ha il grande merito di aver proposto brani di raro ascolto e trascrizioni di straordinaria efficacia (a parte quella un po’ farraginosa, relativa al pezzo di Ravel).
Pubblico numeroso, entusiasta, attento e partecipe, che ha lungamente applaudito gli ottimi protagonisti, ed è stato omaggiato da due bis, consistenti in altrettante splendide trascrizioni di Filippo Mazzoli, che si riferivano allo scoppiettante coro finale del Falstaff (Tutto nel mondo è burla) e alla Zuhälterballade (Tango-Ballade) da “L’opera da tre soldi” di Brecht-Weill, colonna sonora di un’epoca ricca di fermenti artistici, letteralmente cancellati dall’avvento del nazismo.
In chiusura rinnoviamo i nostri ringraziamenti a Filippo Mazzoli (flauto), Marika Lombardi (oboe), Nicola Zuccalà (clarinetto), Ivan Calestani (fagotto) e Albin Lebossé (corno), artisti di spessore internazionale, per averci regalato una serata di grande musica, senza dimenticare i meriti di chi ha avuto l’intelligenza di inserirli nel cartellone della rassegna.
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