Ai “Vespri d’organo” le sonorità intriganti del duo formato da Antonio De Rosa e Olga Laudonia

Foto Fulvio Calzolaio

Foto Fulvio Calzolaio

Un connubio piuttosto insolito ha caratterizzato il recente appuntamento, nella chiesa dell’Immacolata al Vomero, con i “Vespri d’organo”, rassegna organizzata dall’Associazione Trabaci, il cui direttore artistico è il maestro Mauro Castaldo.
Protagonisti della serata il clarinettista Antonio De Rosa e l’organista Olga Laudonia, che hanno proposto una serie di trascrizioni, concepite per questo particolare organico, partendo dal periodo barocco.
Così, dalla Sarabanda in re minore di Arcangelo Corelli (1653 – 1713), tratta dalla settima delle Dodici sonate a due per violino e basso continuo, op. 5, pubblicate a Roma nel 1700, si è passati al Largo, dal Concerto per due violini RV 565 n. 11, op. 3 di Antonio Vivaldi (1678 – 1741), contenuto nella raccolta “L’estro armonico”.
Quindi abbiamo ascoltato due brani di Georg Friedrich Händel (1685-1759) “Lascia ch’io pianga” (aria di Almirena da “Rinaldo”) e Sarabanda, dalla Suite per cembalo in re minore HWV 437 e, a chiusura di questa prima parte, Siciliano di Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736).
I due pezzi successivi consistevano nell’Adagio dal Concerto per clarinetto ed orchestra in la maggiore K. 622 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) e nel Concertino in si bemolle maggiore di Gaetano Donizetti (1797-1848).
Chiusura con tre dei quattro movimenti della Sonata in mi bemolle maggiore, op.167 di Camille Saint-Saëns (1835 – 1921), in origine per clarinetto e pianoforte, fra gli ultimi lavori scritti dal grande compositore francese.
Per quanto riguarda i due esecutori, entrambi molto bravi, hanno dovuto confrontarsi con un’acustica che esaltava maggiormente il clarinetto e penalizzava talora l’organo, per cui gli esiti differivano a seconda del brano.
Sicuramente i più omogenei sono apparsi i pezzi dove l’organo fungeva da basso continuo e il brano conclusivo di Saint-Saëns, nel quale i due strumenti erano sullo stesso piano e ottimamente amalgamati.
Pubblico abbastanza numeroso, completamente incantato da queste inusuali sonorità, al punto che gli unici applausi, scroscianti, sono giunti, a differenza del solito, diversi attimi dopo la fine del recital.
Ricordiamo, infine, che il concerto è stato preceduto da una breve presentazione dell’interessante libro di Olga Laudonia “Il Maestro dei Maestri”, pubblicato nello scorso mese di marzo da Franco Di Mauro Editore, incentrato su Franco Michele Napolitano, figura leggendaria quanto schiva della cultura musicale napoletana della prima metà del Novecento.
In conclusione un concerto caratterizzato da un abbinamento piuttosto inusuale, che gli spettatori hanno mostrato di gradire molto e quindi merita certamente una riproposizione.
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