Ai “Concerti di Primavera” il gradito ritorno del Kansax Quartet

Kansax QuartetNuovo appuntamento con i “Concerti di Primavera”, rassegna organizzata dalla Chiesa Evangelica Luterana di Napoli e affidata alla direzione artistica di Luciana Renzetti.
Ospite della serata il Kansax Quartet, gruppo nato nel 1996 e costituito da Vittorio Quinquennale (sax soprano), Fabio Sullutrone (sax alto), Enzo Spizzuoco (sax tenore) e Giuseppe Moscato (sax baritono).
L’ensemble, fin dalla sua formazione, si è prefisso come scopo principale quello di far conoscere le potenzialità del sassofono, il cui capostipite, brevettato nel 1846 dal francese Adolphe Sax, è stato abbastanza snobbato dagli autori classici, mentre ha trovato una sua forte identità in ambito jazz.
Per tale motivo il quartetto si è sempre confrontato con un ampio repertorio, che va dal barocco ai giorni nostri, per testimoniare come lo strumento (formato da una famiglia che va dal sassofono sopranino al sassofono contrabbasso), possa adattarsi anche a motivi concepiti un paio di secoli prima della sua invenzione.
Non è quindi un caso se la serata ha avuto inizio con due pezzi bachiani, la Badinerie, movimento conclusivo dalla Suite n. 2 in si minore BWV 1067 ed il Concerto Italiano BWV 971.
A seguire due pezzi celeberrimi, Clair de lune di Debussy (dalla Suite bergamasque per pianoforte) e Bolero di Ravel, che ci portavano alle sonorità di inizio Novecento, mentre con Escualo e “Tanti anni prima” (Ave Maria), quest’ultimo tratto dalla colonna sonora del film “Enrico IV” di Marco Bellocchio, si passava a due brani di Astor Piazzolla risalenti rispettivamente al 1979 ed al 1984.
Ultime due composizioni in programma, Pequeña Czarda, fra i pezzi più noti del compositore e sassofonista spagnolo Pedro Iturralde (1929), da lui scritto quando aveva appena vent’anni e La Passerella di 8 ½, omaggio a Nino Rota, uno degli autori preferiti da Fellini.
Veniamo quindi al Kansax Quartet, che da diversi anni non si esibiva a Napoli, nonostante un paio dei suoi componenti siano nati nella città partenopea, e tre su quattro abbiano studiato al locale conservatorio.
L’ensemble rappresentava quindi, per una buona parte del numeroso pubblico presente, un’ assoluta novità, tramutatasi ben presto in una piacevolissima sorpresa.
Ciò che caratterizza in modo estremamente positivo il discorso portato avanti da questo affiatatissimo gruppo, è la proposizione di una musica che riesce ad andare incontro al pubblico senza svilimenti o cadute di gusto, mantenendo un livello sempre molto elevato e di estrema raffinatezza, contraddistinto da un virtuosismo mai fine a se stesso.
E gli spettatori lo hanno sicuramente recepito, seguendo il concerto con un entusiasmo sempre crescente, culminato in un’ovazione al termine del secondo bis, riproposizione dello splendido e trascinante Bolero, che ha chiuso una serata ricca di sonorità straordinarie.
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