Il Quartetto Eco porta un’ondata di gioventù al Teatro Diana

Quartetto ECOIl nuovo appuntamento con “Diciassette e Trenta Classica”, rassegna musicale del Teatro Diana di Napoli, la cui direzione artistica è affidata ai maestri Antonello Cannavale e Alberto Maria Ruta, ha ospitato il Quartetto Eco, formato da Davide Dalpiaz e Elisa Marashi (violini), Sofia Baumgartl (viola) e Lorenzo Cosi (violoncello).
Il concerto è iniziato con il Quartetto in do maggiore op. 20 di Franz Joseph Haydn (1732-1809), secondo di una raccolta di sei, scritta nel 1772 e pubblicata a Parigi nel 1774.
I sei quartetti sono noti anche come “Sonnenquartette” (Quartetti del sole) in quanto sulla copertina di una delle prime ristampe, curate dall’editore Hummel di Berlino nel 1779, campeggiava un sole nascente.
Il successivo Quartetto op. 18, n. 5, segnava invece l’esordio di Ludwig van Beethoven (1770-1827) nell’ambito di questo genere cameristico.
Anche qui abbiamo a che fare con una raccolta formata da sei brani, anche se l’editore Mollo di Vienna, pubblicandola nel 1801, la divise in due gruppi da tre.
Dedicati al principe Lobkowitz, uno dei primi mecenati del compositore tedesco, i brani piacquero talmente al nobile, che decise di assegnare a Beethoven un vitalizio annuo di 600 fiorini e, in aggiunta, gli regalò quattro strumenti di enorme valore (un violino ed un violoncello Guarneri del Gesù, un violino Amati ed una viola Rugier).
Dopo un breve intervallo, la seconda parte del concerto è stata rivolta al Quartetto n. 19 in do maggiore K.465 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), ultimo di una raccolta di sei quartetti, completata nel 1785 e dedicata ad Haydn.
Il pezzo è passato alla storia come “Quartetto delle dissonanze”, poiché le ventidue battute iniziali furono concepite utilizzando sonorità, all’epoca molto ardite, simili a quelle della musica dei nostri giorni.
Ciò fu fonte di aspre polemiche, e mise Mozart contro quasi tutti i critici e musicisti di quel periodo che tacciarono il genio di Salisburgo di incompetenza (a parte Haydn che si era reso subito conto del valore della novità introdotta).
Nel complesso un programma decisamente interessante, che il Quartetto Eco, formatosi nel 2008 alla Scuola di Musica di Fiesole, nella classe del maestro Edoardo Rosadini, ha saputo ben interpretare, evidenziando buon affiatamento ed elevato valore dei suoi componenti.
Se analizziamo singolarmente gli interpreti, l’impressione è che il primo violino Davide Dalpiaz sia il più talentuoso ma, allo stesso tempo, per mostrare la sua notevole abilità solistica finisca talora per uscire dalla logica del quartetto.
Riguardo agli altri tre, la violista Sofia Baumgartl (che ha anche illustrato brillantemente al pubblico il programma) e il violoncellista Lorenzo Cosi, sono quelli che appaiono maggiormente propensi a contribuire all’insieme, grazie a sonorità molto equilibrate, mentre il secondo violino Elisa Marashi risulta talora un po’ troppo timida.
Ma, considerando che l’età media della compagine si aggira sui diciotto anni, non possiamo che augurare a tutti i musicisti di proseguire su questa strada, già ricca di soddisfazioni e successi, che li porterà sicuramente ad una lunga e prestigiosa carriera.
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