Ai “Concerti in Villa Floridiana” il duo Bergamelli riconcilia il pubblico con la musica moderna di qualità

Duo Ljuba e Attilio BergamelliIl duo formato dal soprano Ljuba Bergamelli e dal pianista Attilio Bergamelli (rispettivamente figlia e padre) è stato protagonista del nuovo appuntamento con i “Concerti in Villa Floridiana”, rassegna organizzata dall’Associazione Golfo Mistico e affidata alla direzione artistica del maestro Giacomo Serra.
Al centro del recital, intitolato “Profumo di Donna”, figure e tematiche prettamente femminili, a partire da Als Luise die Briefe ihres ungetreuen Liebhabers verbrannte (Quando Luisa bruciò le lettere del suo amante infedele) in do minore, K 520, lied poco noto che Mozart scrisse nel 1787, avvalendosi del testo di Gabriele von Baumberg, poetessa austriaca all’epoca poco più che maggiorenne.
Le successive Trois Chansons de Bilitis (1897-1898), sono l’unico frutto della collaborazione fra Claude Debussy ed il poeta Pierre Louÿs.
La Bilitis del titolo è un personaggio nato dalla fantasia del letterato francese, che inizialmente la presentò come cortigiana rivale di Saffo e fece credere di aver tradotto una raccolta di liriche trovate a Cipro nella sua tomba.
Al lungo periodo di permanenza londinese, durato circa mezzo secolo, risalivano Awake, awake! e A farewell, due songs del bergamasco Carlo Alfredo Piatti (1822-1901), i cui testi erano tratti rispettivamente dalla produzione di Bryan Waller Procter e di Samuel Rogers.
Definito da Liszt il “Paganini del violoncello”, scrisse principalmente per tale strumento, ma si cimentò anche con il genere cameristico, creando una ventina di songs di pregevolissima fattura.
Siamo quindi passati a Luciano Berio (1925-2003), con La donna ideale e Il ballo, da Quattro Canzoni popolari, completate nel 1947, che abbinavano testi legati alla tradizione popolare (il primo in dialetto genovese, il secondo nello stile della scuola siciliana del XIII secolo, entrambi ideati dall’autore), alla musicalità moderna.
Il successivo Bestiario Remix per voce sola era di Vittorio Montalti, nato a Roma nel 1984, attualmente fra i più prestigiosi autori italiani della sua generazione.
Scritto appositamente per Ljuba Bergamelli, avendo come fonte di ispirazione Apollinaire, il brano ha fatto il suo esordio a Parigi nel 2014.
Dopo questa panoramica italiana, è stata la volta del catalano Xavier Montsalvatge (1912-2002) con Punto de habanera, dalle Cinco canciones negras (1945-1946), composte sulle parole del connazionale Néstor Luján.
A seguire La Diva de l’Empire, omaggio del francese Erik Satie (1866-1925) alla cantante Paulette Darty, nota ai suoi tempi come “La regina del valzer lento”.
Il pezzo, definito anche “Intermezzo americano” in quanto concepito sul ritmo di cake-walk (danza diffusa fra gli schiavi d’America affine al ragtime), faceva inizialmente parte della rivista musicale Dévidons la bobine (1904) di Dominique Bonnaud e Numa Blès, portata al successo dalla Darty, ma poi ha velocemente guadagnato una fama autonoma.
Ultimi due brani della mattinata, Stripsody per voce sola di Cathy Berberian (1925-1983), moglie di Luciano Berio, e The Man I Love di George Gershwin (1898-1937).
Il primo, scritto nel 1966, attingeva al linguaggio dei fumetti (definiti in inglese comic strips, da cui il titolo, originato dalla fusione con melody) per dare vita ad un assolo divertente e ricco di humour.
Il secondo, eseguito in una suggestiva elaborazione di Eliodoro Sollima (padre del violoncellista e compositore Giovanni), ebbe una serie di vicissitudini.
Concepito inizialmente nel 1924 come The Girl I Love per il musical Lady Be Good, venne eliminato per essere poi inserito, tre anni dopo, nell’elenco dei brani che costituivano il musical Strike up the band, ma all’esordio ufficiale a Broadway nel 1930 fu nuovamente tolto da mezzo.
Si è poi rifatto ampiamente, in quanto è diventato uno dei brani di Gershwin più eseguiti in assoluto.
Da quanto finora descritto, si può comprendere che la complessità del programma necessitava di una interprete abile ad affrontare la grande varietà di stili ed autori proposti.
Un compito che Ljuba Bergamelli ha svolto alla perfezione, evidenziando una voce bella e duttile, capace di affrontare con la stessa bravura Mozart, Satie e Montalti (solo per fare qualche nome).
Inoltre, cosa di cui le siamo infinitamente grati, ha avuto il buon gusto di evitare quella che definiremmo “drammatizzazione gershwiniana”, consistente nell’esecuzione (vocabolo quanto mai appropriato) operata da diversi soprani famosi, dei songs del grande autore statunitense come se fossero pezzi operistici.
Un grande plauso merita anche il pianista Attilio Bergamelli, che ha evidenziato un ottimo affiatamento con la figlia, dando anche vita ad alcuni divertenti siparietti di tipo familiare, oltre a fornire al pubblico interessanti notizie su autori poco noti come Piatti.
Pubblico numeroso ed entusiasta, che ha mostrato di gradire molto l’intero programma, ed è apparso favorevolmente colpito soprattutto dai pezzi di maggiore modernità.
Non poteva mancare il bis, e il duo Bergamelli ha voluto chiudere il concerto con la raffinata Sylvie, dalle Trois Mélodies di Satie, a suggello di una mattinata di grandissimo spessore musicale.
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