Al Centro Culturale Domus Ars una esaltante sinergia fra il Festival Internazionale del Settecento Musicale Napoletano e Area Arte Associazione

Foto Aurelio Spataro

Foto Aurelio Spataro

Nell’ambito degli eventi pasquali, anche quest’anno il Festival Internazionale del ‘700 Musicale Napoletano, ideato dal maestro Enzo Amato, si è distinto per una proposta ampia ed articolata, consistente in ben cinque concerti, tenutisi durante la Settimana Santa presso il Centro Culturale Domus Ars.
L’appuntamento del Giovedì Santo, dal titolo “Ad Sepulcrum”, organizzato in collaborazione con Area Arte Associazione (a sua volta curatrice della rassegna Convivo Armonico), ha fornito l’opportunità per confrontare uno degli eredi più prestigiosi della Scuola Veneziana, Antonio Vivaldi (1678-1741), con tre rappresentanti della foltissima Scuola Napoletana del Settecento, i pugliesi Gaetano Veneziano (1656-1716) e Leonardo Leo (1694-1744) ed il partenopeo Gennaro Manna (1715-1779).
Dalla produzione vivaldiana erano tratte la Sonata a 4 in mi bemolle maggiore RV 130 e la Sinfonia a 4 in si minore RV 169, entrambe caratterizzate dall’intestazione “Al Santo Sepolcro”, concepite probabilmente per due lavori andati perduti o mai completati, rientranti nel genere del cosiddetto “oratorio di sepolcro”, di stampo tipicamente viennese.
In mezzo ai due brani si inseriva, sempre di Vivaldi, il “Filiae maestae Jerusalem” per contralto, due violini, viola e basso, introduzione al Miserere RV 638.
Il successivo mottetto Taedet animam meam a voce sola di contralto con violini, il cui testo era tratto dal Libro di Giobbe, apparteneva a Gaetano Veneziano, allievo di Provenzale, che ricoprì cariche prestigiose fino a diventare maestro della Reale Cappella al posto di Alessandro Scarlatti, quando quest’ultimo andò via da Napoli.
Era poi la volta della Sinfonia dall’oratorio “S. Elena al Calvario” di Leonardo Leo, allievo di Provenzale e Nicola Fago al conservatorio della Pietà de’ Turchini, autore di brani religiosi, caratterizzati da uno stile raccolto e incline alla severità, diverso da quello operistico adottato dalla maggior parte dei suoi colleghi anche in ambito sacro.
Ultimo brano in programma la Lectio Quinta del Giovedì Santo Nostis, qui conventus erat, a voce sola di contralto con violini di Gennaro Manna, proposta in prima esecuzione moderna per celebrare i trecento anni dalla nascita di un autore, tanto considerato ai suoi tempi, quanto abbastanza sconosciuto oggi.
Dalla sua biografia apprendiamo che studiò al Conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana, dove lo zio Francesco Feo ricopriva il ruolo di primo maestro.
Ebbe molti incarichi di grande prestigio e numerose commissioni da istituzioni religiose, fra le quali quella della Congregazione dell’Oratorio, che aveva come sede il complesso dei Girolamini, e proprio nella locale biblioteca dovrebbero essere conservati (mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo), buona parte degli spartiti delle sue composizioni ed anche il manoscritto originale dello Stabat Mater di Pergolesi, che Manna aveva ereditato dallo zio.
Uno sguardo ora all’Ensemble “Le Musiche da Camera”, grande protagonista della serata, formato dall’ottima voce solista del mezzosoprano Rosa Montano (che per l’occasione indossava uno splendido vestito di foggia settecentesca, fatto su misura dall’atelier casertano Alchimia, specializzato in costumistica teatrale e scenografia), e da un organico strumentale quanto mai affiatato, costituito da Egidio Mastrominico (violino di concerto), Roberto Roggia (violino I di ripieno), Federico Valerio (violino II concertino), Fernando Ciaramella (viola), Leonardo Massa (violoncello), Ottavio Gaudiano (contrabbasso), Giuseppe Petrella (tiorba e chitarra barocca), Debora Capitanio (clavicembalo).
Fondato nel 1992 da Egidio Mastrominico, l’ensemble rappresenta uno dei gruppi napoletani più longevi di musica antica e, nel tempo, ha cercato di approfondire quei compositori appartenenti all’irripetibile stagione del Settecento musicale, caduti spesso inspiegabilmente in un totale oblio.
A Egidio Mastrominico si devono anche le trascrizioni dei brani di Veneziano, Leo e Manna eseguiti per l’occasione, che ci forniscono un’idea ben precisa del valore di questi autori, dal cui confronto Vivaldi esce abbastanza ridimensionato e ciò rappresenta un altro punto a favore del maestro Amato, da sempre convinto che, ai danni della Scuola napoletana, espressione più alta del Settecento musicale europeo, vi sia stata fin dall’inizio una sorta di congiura musicologica, che prosegue ancora oggi, atta a far emergere esclusivamente la Scuola viennese ed i suoi rappresentanti.
In conclusione un concerto perfettamente inserito nelle tematiche del Festival Internazionale del ‘700 Musicale Napoletano, dal quale si evince che, se i debiti politici del Nord verso Napoli ed il resto del meridione risalgono a poco più di 150 anni fa, quelli musicali, dell’Austria nei confronti del Settecento napoletano, sfiorano ormai i tre secoli.
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