Convivio Armonico 2015 si presenta con un programma ricco di rarità barocche in occasione della “Giornata Europea della Musica Antica”

Renata CataldiIl 21 marzo è stata celebrata la terza edizione della “Giornata Europea della Musica Antica”, promossa dal REMA (Réseau Européen de Musique Ancienne).
Fra le associazioni italiane invitate a partecipare all’evento, si annoverava anche Area Arte che, per l’occasione, ha voluto proporre l’apertura della XIV edizione di Convivio Armonico.
Nella presentazione che ha preceduto il concerto, il maestro Egidio Mastrominico (violinista e fondatore dell’Ensemble “Le Musiche da Camera”),  ha tenuto a precisare che quest’anno la rassegna si dividerà fra il Museum, locale ubicato alle spalle della statua del dio Nilo, nel centro storico di Napoli, e la Basilica Reale e Pontificia di S. Francesco di Paola, sita in piazza del Plebiscito.
La serata inaugurale, tenutasi al Museum, ha avuto come protagonisti, insieme ad Egidio Mastrominico, altri due elementi di spicco dell’Ensemble “Le Musiche da Camera”, il violinista Roberto Roggia e la flautista Renata Cataldi.
Proprio quest’ultima ha aperto la serata con il primo movimento del Concerto n. 1 in mi maggiore “La Primavera” RV 269 di Antonio Vivaldi (da “Il cimento dell’armonia e dell’inventione”, op. 8) in un particolare arrangiamento per flauto traversiere, curato da Jean-Jacques Rousseau e risalente al 1775.
Toccava poi al Duetto III per due violini, dai Six duets for the use of The Duke of Parma di Emanuele Barbella (1718-1777), figura molto prestigiosa ai suoi tempi, sia come compositore, sia come violinista.
Caduto in un lunghissimo oblio, è stato rivalutato solo di recente, proprio grazie agli studi portati avanti da Egidio Mastrominico che, con il suo ensemble, ha inciso nel 2006 i “Sei trii per violino e violoncello”, pubblicati a Londra nel 1772 con il nome di “Hamilton Trios”.
Il successivo Duetto I in sol minore apparteneva invece a Prospero Cauciello (1730-1794), ancora meno noto di Barbella, ma altrettanto famoso ai suoi tempi, grazie ad una grande versatilità (era infatti un flautista e violinista virtuoso ed un apprezzato compositore) che gli permise, dopo la metà del Settecento, di lasciare Napoli per continuare la sua carriera a Londra e Parigi, dove pubblicò molti dei suoi lavori.
Era quindi la volta di Francesco Guerini (1710 ca. -1780), napoletano attivo in Olanda e a Londra, dove finì i suoi giorni, del quale abbiamo ascoltato il Duetto II in re maggiore per flauto e violino.
Il concerto si è chiuso con la proposizione degli altri due movimenti della “Primavera” vivaldiana (Largo e Allegro), intervallati dal Duetto I per due violini, sempre dai Six duets for the use of The Duke of Parma di Barbella.

Duo Mastrominico-RoggiaPer quanto riguarda gli interpreti, iniziamo da Renata Cataldi confrontatasi brillantemente con un brano estremamente difficile, che ci ha inoltre rivelato un lato abbastanza ignoto di Jean-Jacques Rousseau, in quanto non eravamo al corrente che fosse anche flautista e trascrittore di pezzi per flauto (pur se non siamo poi tanto sicuri che, date le difficoltà insite in questi brani, eseguisse il frutto delle sue creazioni).
Molto bravi anche i due violinisti, Egidio Mastrominico e Roberto Roggia, apparsi in ottima sintonia, che hanno dato vita a composizioni pregevoli e di rarissimo ascolto.
In complesso un’inaugurazione di alto livello, sia per lo spessore degli esecutori, sia per il programma quanto mai particolare ed interessante, che ha confermato come il Settecento napoletano rappresenti una miniera di tesori musicali di inestimabile valore, in buona parte ancora oggi sconosciuti, che meritano di essere riportati all’attenzione del grande pubblico.

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