Il duo Fernández – Urroz protagonista di una raffinatissima esibizione ai “Concerti in Villa Floridiana”

Duo Fernandez-UrrozIl recente appuntamento con i “Concerti in Villa Floridiana”, rassegna organizzata dall’Associazione Golfo Mistico ed affidata alla direzione artistica del maestro Giacomo Serra, ha ospitato un duo di fama internazionale, costituito dal soprano filippino Andión Fernández e dal pianista spagnolo Alberto Urroz.
Ampio e articolato il programma proposto, apertosi con la versione tratta dai manoscritti originali delle arie di Alessandro Scarlatti (1660-1725) “Ruggiadose, odorose” (“Le violette”) e “Già il sole dal Gange”, appartenenti rispettivamente ai drammi in musica “Pirro e Demetrio” (1694) e “L’honestà negli amori” (1680).
Con i successivi Corde natus e Moo-lee-wha/Molihua (da Qi-cento, tre pezzi per voce acuta e pianoforte), si passava ad un autore contemporaneo, Jeffrey Ching, nato nelle Filippine in una famiglia di origine cinese e naturalizzato britannico, nonché consorte del soprano (i due risiedono attualmente a Berlino).
Per quanto riguarda Corde natus, era basato sul motivo del Preludio in la minore, dal secondo libro del Clavicembalo ben temperato di Bach, utilizzando come testo un inno latino del poeta spagnolo Aurelius Prudentius Clemens, detto “Il Pindaro Cristiano”, vissuto nel IV secolo.
Molihua (Fiore di Gelsomino) è invece un canto popolare cinese, proveniente dalla provincia dello Jiangsu ed utilizzato anche da Puccini nella “Turandot”.
Nel nostro caso erano proposte due versioni in contemporanea, una vocale, curata dal soprano e l’altra strumentale, ottenuta suonando direttamente le corde del pianoforte.
La prima parte si è conclusa con i Wesendonck-Lieder, composti da Richard Wagner fra il 1857 ed il 1858, su testi della poetessa dilettante tedesca Mathilde Luckenmeyer, moglie del ricco mercante Otto Wesendonck.
Quest’ultimo, grande ammiratore di Wagner, volle ospitare lui e la moglie Minna nella sua residenza di Zurigo, ma le cose ben presto precipitarono perché l’autore tedesco ebbe con Mathilde una appassionata relazione, che gli fornì l’ispirazione non solo per questa raccolta, formata da cinque brani, ma anche per la stesura dell’opera “Tristano e Isotta” (scritta in gran parte a Venezia, dove era fuggito per evitare le ire di Minna, conseguenti alla scoperto della tresca).
Dopo un breve intervallo, il concerto è ripreso con il breve ciclo intitolato Combat del somni, per voce e pianoforte, scritto fra il 1942 ed il 1948 dal catalano Federico Mompou (1893-1987), basato originariamente su tre liriche (poi portate a cinque negli anni ’50) del connazionale Josep Janés.
Chiusura nel segno di Manuel de Falla (1876-1946) con le Siete canciones populares españolas (1914), formate da una serie di testi e motivi della tradizione iberica, concepite verso la fine del soggiorno parigino, durato circa sette anni, durante i quali incontrò molti degli autori più prestigiosi del periodo, che avrebbero in seguito influenzato il suo stile.

Da sin.: Alberto Urroz, Andión Fernández e Jeffrey Ching

Da sin.: Alberto Urroz, Andión Fernández e Jeffrey Ching

Veniamo quindi ai due interpreti, sottolineando innanzitutto la bravura del soprano Andión Fernández, in grado di affrontare con eguale abilità composizioni comprese fra la fine del Seicento e i giorni nostri, evidenziando grande versatilità ed una bellissima voce.
Non è stato da meno il pianista Alberto Urroz, che ha ben accompagnato la cantante, mostrando un’ottima intesa, ed ha anche eseguito brillantemente, in qualità di solista, un pezzo particolare ed intrigante come Moo-lee-wha/Molihua.
Va ancora aggiunta la presenza in sala di Jeffrey Ching, che al termine dell’esecuzione dei suoi due interessantissimi brani, è stato invitato a salire sul palcoscenico, ricevendo gli applausi scroscianti del pubblico.
Spettatori attentissimi e partecipi (alcuni dei quali giunti appositamente dalla Spagna per seguire il pianista), ma in complesso troppo pochi per un appuntamento così importante anche se, a parziale giustificazione, dobbiamo segnalare l’ennesima giornata di cattivo tempo che non ha sicuramente aiutato.
Per quanto detto finora i presenti meritavano un bis, e sono stati accontentati con la “Canción de Paloma”, tratta dalla zarzuela “El Barberillo de Lavapies” di Francisco Asenjo Barbieri, finale scoppiettante di un recital quanto mai vario e raffinato, che ha mandato in visibilio i fans arrivati dalla Spagna.
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