Ai “Vespri d’organo” il maestro Nicola Florio propone una interessante panoramica sui precursori di Bach

Foto Fulvio Calzolaio

Foto Fulvio Calzolaio

Se l’apporto di Johann Sebastian Bach alla letteratura organistica di tutti i tempi risulta determinante, va comunque ricordato che non siamo di fronte all’avvento di un genio nato dal nulla, in quanto prima di lui, in Germania, esisteva già una tradizione musicale ben consolidata.
Un argomento abbastanza sconosciuto, come buona parte degli autori che contribuirono allo sviluppo della cosiddetta “Scuola tedesca”, che il maestro Nicola Florio, organista della cattedrale di Cerreto Sannita (Bn), ha voluto approfondire nell’ambito del secondo appuntamento dei “Vespri d’organo”, tenutosi nella chiesa napoletana dell’Immacolata al Vomero.
La prima parte, rivolta alla “Scuola organistica del Nord”, si è aperta con il Preludio in mi minore, detto “Il piccolo” di Nicolaus Bruhns (1665-1697), allievo prediletto di Dietrich Buxtehude, morto prematuramente agli albori di una carriera che si preannunciava di grande prestigio.
Era poi la volta di Georg Böhm (1661-1733), del quale abbiamo ascoltato la partita Ach wie nichtig ed il corale Vater unser im Himmelreich, autore importante sia per aver contribuito con alcuni brani al cosiddetto stylus phantasticus (lo stile improvvisativo dell’epoca), sia per essere stato. quasi sicuramente, docente di un giovanissimo Bach a Lüneburg.
Il successivo preludio corale Allein Gott in der Höh sei Ehr poneva in evidenza Christian Geist (1650-1711), attivo soprattutto in Scandinavia, dove morì durante un’epidemia di peste.
La panoramica sulla “Scuola del Nord” si chiudeva con la Ciaccona in mi minore di Dietrich Buxtehude (1637-1707) danese di nascita, che si stabilì in Germania a trentun anni ed è considerato uno dei massimi organisti tedeschi di tutti i tempi.
La sua produzione ebbe grande influenza sul giovane Bach che, secondo la tradizione, partì a piedi da Arnstadt, dove soggiornava, per raggiungere Lubecca, città nella quale Buxtehude ricopriva il ruolo di organista titolare della Marienkirche.
Non è chiaro se i due si siano mai incontrati, anche perché Johann Nikolaus Forkel, autore di una biografia bachiana abbastanza accreditata, afferma soltanto che Bach fu “ascoltatore segreto” di Buxtehude, allo scopo di carpirgli i segreti del mestiere.
La seconda parte, dedicata alla “Scuola organistica del Centro”, iniziava con il Preludio e fuga in si bemolle maggiore di Johann Kuhnau (1660-1722), immediato predecessore di Bach nel ruolo di Kantor della chiesa di San Tommaso a Lipsia.
Toccava quindi ai preludi corali Allein Gott in der Höh sei Ehr e Warum sollt ich mich denn grämen di Johann Gottfried Walther (1684 – 1748), eclettico cugino di Bach, compositore, organista e anche compilatore di un dizionario contenente sia le biografie di molti autori, sia la spiegazione di circa tremila vocaboli musicali.
Il concerto si è chiuso con il Preludio e fuga in mi minore e la Ciaccona in re di Johann Pachelbel (1653-1706), oggi famoso esclusivamente per il Canone in re maggiore, e con un moderno omaggio a Bach, Ataccot (Toccata in re minore per moto retrogrado), da parte del connazionale Enjott Schneider, nato nel 1950.
Riguardo all’interprete, Nicola Florio (che nella vita di tutti i giorni lavora in banca) merita già un plauso per il programma proposto, di enorme interesse storico-musicale.
A ciò vanno aggiunte le sue grandi qualità di esecutore molto bravo e sempre più maturo, grazie alle quali, con la “complicità” di un organo versatile come il Mascioni op. 1072, ha potuto far rivivere, al numeroso pubblico presente, le atmosfere delle chiese tedesche del periodo precedente l’avvento di Bach.

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