Al Teatro Diana il pianista Alessandro Marangoni propone un abbinamento un po’ stridente fra Rossini e Chopin

Alessandro MarangoniGiovane pianista novarese e allievo di Maria Tipo, Alessandro Marangoni sta portando avanti, da diversi anni, una serie di interessantissime iniziative volte ad evidenziare compositori italiani poco noti, appartenenti a epoche diverse, oppure brani abbastanza sconosciuti di musicisti famosi, il tutto mediante recital e registrazioni di grande pregio.
Fra i progetti più recenti vi è quello relativo all’incisione integrale dei “Péchés de Vieillesse”, raccolta rossiniana, comprendente circa 150 brani, divisi in 14 album, collocati un po’ alla rinfusa spesso con titoli ironici, composti fra il 1857 ed il 1868.
Proprio una selezione di questi brani, intervallati con pezzi di Chopin, è stata alla base del recital tenuto da Marangoni al Teatro Diana di Napoli, nell’ambito della rassegna “Diciassette e Trenta Classica”.
Abbiamo così potuto ascoltare Prélude inoffensif e Petite Polka Chinoise, tratti dal volume VII, e Barcarole e Une caresse à ma femme, appartenenti al volume VI.
La produzione chopiniana era invece rappresentata dalla Ballata n. 1 in sol minore, op. 23, dal Notturno n. 20 in do diesis minore, op. postuma, dallo Scherzo n. 2 in si bemolle minore per pianoforte, op. 31 e dall’Andante spianato e Grande Polacca brillante, op. 22.
I primi due costituivano generi creati o portati in auge dal compositore polacco, mentre l’ultimo è frutto di un curioso abbinamento fra l’Andante Spianato del 1835 e la Polacca, originaria per pianoforte ed orchestra, risalente al 1830, che vennero collegati fra loro da sedici battute e pubblicate sotto forma di un unico brano nel 1836.
Riguardo all’interprete, Alessandro Marangoni è un pianista caratterizzato da indiscutibili doti, quali un tocco molto elegante e notevolissima tecnica, entrambi al servizio di brillanti sonorità.
Ciò che ci è apparso abbastanza discutibile, risulta invece la scelta di alternare brani di Chopin a composizioni del Rossini maturo.
Se è vero che entrambi possono essere considerati autori innovativi, il loro approccio è da considerare piuttosto diverso.
Infatti, mentre in Chopin si avverte l’insofferenza verso schemi prestabiliti, che dà vita a lavori comunque figli del loro tempo, Rossini appare proiettato effettivamente verso il nuovo, sia nella bizzarria dei titoli, che precorrono Satie, sia nell’ironia con la quale demolisce i capisaldi del romanticismo.
Per tale motivo, forse, sarebbe stata preferibile una serata interamente rossiniana (cosa, fra l’altro, già proposta con successo un paio di anni fa a Palazzo Serra di Cassano, in occasione di un incontro organizzato dall’Accademia Musicale Napoletana in collaborazione con il Rossini Opera Festival)
Certo, bisogna avere un occhio di riguardo per il pubblico, che preferisce sicuramente la musica pianistica dell’autore polacco a quella del pesarese, considerato solo ed esclusivamente un grande operista, ma ogni tanto sarebbe bene fare in modo che gli spettatori vadano verso la musica e non viceversa.
Pubblico molto soddisfatto, al quale Marangoni ha offerto ben due bis, il celebre Valzer n. 15 in la maggiore, op. 39 di Brahms e il Petit Caprice (Style Offenbach), sempre dai “Peccati” rossiniani, particolarissimo pezzo anti-jella, in quanto si suona prevalentemente con il secondo ed il quinto dito di entrambe le mani.
Prossimo appuntamento della rassegna, venerdì 6 marzo, con il duo formato da Davide Alogna (violino) e Alessandra Ammara (pianoforte), che si confronterà con musiche di Brahms, Respighi e Ravel.
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