Un trio molto promettente alla Sala Chopin

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Il recente appuntamento con i “Pomeriggi in Concerto alla Sala Chopin”, rassegna organizzata dall’Associazione Napolinova e affidata alla direzione artistica del maestro Alfredo de Pascale, ha avuto come protagonista il Salerno Piano Trio, formato da Giacomo Mirra (violino), Antonio Amato (violoncello) e Vincenzo Zoppi (pianoforte).
Due i brani in programma, il Trio n. 39 in sol maggiore Hob. XV/25 di Franz Joseph Haydn (1732-1809) e il Trio per violino, violoncello e pianoforte in si maggiore, op. 8 di Johannes Brahms (1833-1897).
Per quanto riguarda il primo, datato 1795, appartiene ad un trittico dedicato alla britannica Rebecca Scott Schroeter, vedova del musicista Johann Samuel Schroeter e di circa vent’anni più giovane di Haydn, con il quale ebbe probabilmente una relazione.
Il brano è noto anche con l’appellativo di “Gipsy Trio” in quanto il movimento finale, il cosiddetto “Rondo a l’ongarese”, è basato su ritmi della tradizione gitana.
Dal canto suo, il Trio op. 8 ha avuto una genesi molto particolare poiché, pur rappresentando in assoluto una delle prime composizioni di Brahms (risale infatti al 1853-54), subì una revisione circa 35 anni dopo, su richiesta dell’editore Simrock, che aveva acquistato i diritti delle opere giovanili dell’autore tedesco dalla Breitkopf & Härtel.
In questa nuova versione, che è quella attualmente più nota ed eseguita, Brahms riuscì a mantenere quasi inalterati l’impeto e la freschezza giovanili, mediandoli con uno stile ormai maturo.
Uno sguardo ora agli interpreti, il violinista Giacomo Mirra, il violoncellista Antonio Amato ed il pianista Vincenzo Zoppi, tutti e tre diplomati al Conservatorio “Giuseppe Martucci” e di origini salernitana (come si deduce dal nome scelto per l’ensemble).
Si tratta di giovani talenti e, in quanto tali, sono apparsi maggiormente a loro agio nell’eseguire il trio di Haydn, evidenziando un ottimo affiatamento, mentre nel pezzo di Brahms è emersa qualche asperità di troppo che va smussata e rifinita.
Pubblico numeroso e, nonostante le solite raccomandazioni, ripetute alla noia prima dell’inizio di ogni concerto, c’è stato anche stavolta chi ha lasciato acceso il suo cellulare, che ha squillato nei momenti musicali più intensi.
Alla fine applausi scroscianti e meritati, con richiesta di bis, alla quale il trio ha risposto con lo spiazzante (per gli spettatori) e molto suggestivo Mozart-Adagio dell’estone Arvo Pärt, scritto nel 1992 per violino, viola e pianoforte, in memoria del suo amico violinista Oleg Kagan, partendo dal secondo movimento della Sonata in fa maggiore K. 280.
In conclusione, ringraziamo Alfredo de Pascale per aver portato alla ribalta il Salerno Piano Trio, confermando come l’Associazione Napolinova rimanga uno dei pochi punti di riferimento, se non l’unico, per le giovani promesse campane desiderose di farsi conoscere.
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