Ai “Concerti in Villa Floridiana” ritornano “Les bouffes Napolitains”

Foto Luciano Basagni

Foto Luciano Basagni

Nuovo appuntamento con i “Concerti in Villa Floridiana”, rassegna organizzata dall’Associazione Golfo Mistico, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della città di Napoli.
Questa volta la mattinata, tenutasi nell’Auditorium ipogeo del Museo Duca di Martina era rivolta alle musiche di Jacques Offenbach (1819-1880) ed intitolata “Les bouffes Napolitains” (richiamo al “Théâtre des Bouffes-Parisiens”, spazio che l’autore aprì per allestire le sue operette), è stata divisa in due parti prive di intervallo, precedute da un lungo applauso di tutti gli spettatori, doveroso omaggio al grande Pino Daniele
La prima parte ha avuto come protagonisti il soprano Ilaria Iaquinta, Flora Cassella nel ruolo di voce recitante, ed un quintetto, formato da Salvatore Lombardo e Flavia Salerno (violini), Aurelio Bertucci (violoncello), Alessandro Mariani (contrabbasso) e Giuseppe Ganzerli (pianoforte), diretto da Andrea Guerrini.
Dopo una brevissima Entrée, tratta da “La vie parisienne” (1866), si è passati alla Chanson de la trompette, appartenente a “La bonne d’enfant” (1856), incentrata sulle vicende amorose di una bambinaia, che vuole sposarsi per lasciare il suo lavoro.
La successiva “Chanson de Fortunio” risaliva alle musiche che, nel 1850, accompagnarono la messa in scena de “Le chandelier”, commedia in tre atti di Alfred de Musset.
Motivo piuttosto struggente, venne riproposto nell’ambito di una breve opéra-comique del 1861 avente il medesimo titolo e fu anche suonato durante i funerali di Offenbach.
Completamente diversa l’atmosfera legata a Griserie (Ebbrezza) e Ah, que les hommes sont bêtes, due pagine tratte da “La Périchole” (1868), lavoro ambientato nel Sudamerica di fine Settecento, ispirato ad un personaggio reale, l’attrice Micaëla Villegas, amante del viceré del Perù.
Chiusura con l’Ouverture de “La Grande-Duchesse de Gérolstein” (1867) e J’en prendrai un, deux, trois… da “Pomme d’api” (1873), operetta nata dalla penna di Ludovic Halévy e William Busnach, dove un vecchio zio scapolo cerca in tutti i modi di ostacolare la relazione del nipote con una fanciulla molto irrequieta.
L’entrata dell’Ensemble Vocale Axia coincideva con l’inizio dell’allestimento semiscenico, che ha caratterizzato l’intera seconda parte, cominciata con “Le pont de soupirs” (1861), i cui testi si devono alla coppia Halévy – Crémieux, dove un’intricata storia di rivalità fra dogi e aspiranti tali, che si svolge nel Trecento, fu presa a pretesto da Offenbach per descrivere una Venezia onirica, fantastica e, in parte, inventata di sana pianta (per la cronaca “Il ponte dei sospiri” risale al XVII secolo), che avrebbe ripreso in uno degli episodi dei “Racconti di Hoffmann”.
Così, sul palcoscenico si è assistito al passaggio dei gondolieri, con il coro a fare da onda, mentre eseguiva Ah que Venise est belle, inframmezzato da Vole vole ma gondole (per coro soprano e tenore) e La gondoliére (per soprano solista).
Un breve salto in Alsazia, con un duetto per soprano e basso da “Lieschen und Fritzchen”, su testi di Paul Boisselot, che esordì in Germania nel 1863, e poi a Parigi l’anno successivo, che ha preceduto il finale dedicato a brani de “La Grande-Duchesse de Gérolstein”, feroce satira contro la guerra e la vita militare, ambientata in un granducato inesistente, per evitare noie da parte della censura.
Di questo lavoro, particolarmente importante in quanto alcuni suoi personaggi, come la capricciosa nobile del titolo, ispirarono sicuramente Lehár nel concepire “La vedova allegra”, abbiamo ascoltato Ah que j’aime les militaires, per soprano e Sérénade e Á cheval per coro e soprano.
Riguardo ai diversi interpreti, partiamo dal soprano Ilaria Iaquinta che, come sempre, ha abbinato splendida voce a ottima presenza scenica, ben accompagnata, a seconda del brano eseguito, da un quintetto affiatato e da un coro che ha confermato una forte predisposizione per il repertorio di Offenbach.
Molto brava anche Flora Cassella che, nella prima parte, non si è limitata a leggere la traduzione dei testi delle canzoni, ma ha dato al tutto una forte impronta teatrale, creando per ogni brano la giusta atmosfera introduttiva all’esibizione del soprano.
Ricordiamo ancora il tenore Valerio Ilardo e il basso Lelio Della Pietra, che hanno fornito il loro contributo, rispettivamente in “Vole vole ma gondole” e nel duetto alsaziano, calandosi con impegno nello spirito offenbachiano.
Pubblico numeroso e visibilmente soddisfatto, che ha gradito anche in questa occasione i piacevoli e briosi motivi, scaturiti dalla genialità del compositore francese, chiedendo ed ottenendo un paio di bis, fra i quali lo scatenato can-can dell’ “Orphée aux Enfers”, degna conclusione di una scoppiettante mattinata.
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